existentia

******************************************************************** ********"Viviamo tutti nel fango, ma qualcuno di noi guarda le stelle" ( O.Wilde ) ********************************************************************

lunedì, settembre 25, 2006

La vela







Guardavo l'estremità della randa : brillava su nel cielo sopra la crocetta e puntava una piccola nuvola luminosa che sembrava sfiorare l'albero...
Ero in compagnia, ma ero solo in quell'attimo, con quell'immagine negli occhi che avrei voluto fissare per sempre in una foto, ed in silenzio, rotto solo dal fruscio della barca che scivolava sulle onde. Un attimo breve ed eterno, un attimo di felicità.
Devo ringraziare un amico che mi ha invitato ad andare in barca: è stato un caso poterci andare ed era da tanto che non ci andavo. La barca a vela è sempre stata il mio sogno. Veramente una piccolina - un'Alpa skip - l'ho avuta e poi me l'hanno rubata: ci sono uscito solo tre volte e ogni volta non sarei più voluto tornare indietro...
Così ho colto l'occasione : una mattinata stupenda a veleggiare tra le isole, con poco e niente vento all'inizio, un bel vento poi, per scivolare sommessi sull'acqua di smeraldo e un bel grecale teso alla fine, per darci un pò di tensione soprattutto all'attracco.
Supplemento di goduria al rientro, perchè, essendo già tardi, ci siamo fermati ad una festa paesana per mangiar qualcosa. Anche questo un piacere che mi mancava da tempo, anche questa un'occasione mancata per fotografare la festa, molto pagana e godereccia: enormi graticole dove arrostivano in continuazione carni o pesci, tavolate a fronte con trionfi di verdure e di frutta, vino a gogò, tavolate di tedeschi che bisbocciavano allegramente...
Non è certo più nelle mie usanze la bisboccia e men che meno pantagruelica, dato il mio colesterolo, anche se capisco come possa essere piacevole talvolta lasciarvisi
andare, ma stavolta mi son concesso un piccolo assaggio.
Insomma una giornata felice e senza pensieri, da ricordare. Esattamente e letteralmente da affidare alla memoria, perchè non avrei avuto stavolta le foto con cui di solito cerco di catturare e trattenere questi momenti.

La felicità in fondo è una cosa semplice: basta cambiare ambiente, basta non pensare, basta potersi lasciar andare. Ma è spesso casuale e sempre dura poco.
Certamente ci si può organizzare perchè queste occasioni si ripetano spesso, ma non è una cosa matematica: la vita riserva sempre le sue sorprese, buone o cattive, che determinano i risultati. A me l'organizzazione non è riuscita neppure un pò.
Giusto qualche colpo di fortuna come questo...posso almeno dire d'aver conosciuto certe emozioni.
Di contro, a sera, stavano le immagini televisive di Piero Welby...
Che vita può essere una vita così? Non riesco a capacitarmi, so solo che siamo appesi ad un filo...

giovedì, settembre 21, 2006

La Risposta

Una possibile risposta alle mie domande probabilmente la offre J.Krishnamurti.
Per darne un'idea riporto di seguito la seconda di copertina da "Andare incontro alla vita, Ubaldini".
"I nostri problemi non si risolvono tentando di risolverli". E' quanto ci dice J.K. in questi ultimi insegnamenti prima della sua morte nel 1986. "Invece - aggiunge - quando ci limitiamo a osservarli con la mente non agitata da pensieri di soluzione o di fuga, si dissolvono". Contemplarli come si guarderebbe "un prezioso gioiello, di squisita fattura", ci porta di fatto a una "totale liberazione da ciò che ci arrecava sofferenza". Se ci si sforza di pervenire ad una soluzione, invece, non si fa altro che rendere maggiore la complessità di qualsiasi problema. Se ci è possibile distoglierci dalla battaglia e sbarazzarci del nostro egoismo, allora la sofferenza svanisce ed è nato l'amore.
K. ci ricorda che tutto questo avviene con tanta più efficacia quando ci sbarazziamo di tutto ciò che sappiamo o presumiamo di essere, e meditiamo: che significa niente di più che lasciar cadere all'istante le nostre ferite, le nostre paure, l'ansia, la solitudine, la disperazione e il dolore. "E' questo il fondamento, è questo il primo passo; e il primo passo - insiste K. - è l'ultimo passo".
E una delle domande che questo libro pone al lettore è: "Sei abbastanza audace da compiere questo passo vitale?".

Tempo e vita

Come fare, cosa fare per spendere bene il proprio tempo?
Ieri ho perso quasi tutta la giornata stupidamente. Cosa ho fatto di buono? Avrò letto al massimo un paio di pagine e chiusa lì. Oggi? E' andata un pò meglio: son partito deciso senza tentennamenti: accompagnata la fi a scuola, spesa, camminata ascoltando una lezione, caffè e giornale, mare - bello crogiolarsi al sole leggendo un libro..- ma l'acqua era troppo fredda e quindi niente nuotata, solo un tuffo. Poi pranzo, vinto dalla pennicchella ho tentato poi di recuperare con la lettura, ma niente da fare. Quindi impegni familiari fino a sera. Di sera mi vien difficile concentrarmi sulla lettura, la tv cerco di evitarla - anche se talvolta, vinto dalla stanchezza o dall'impossibilità di trovarmi un posto tranquillo e comodo per leggere mi siedo davanti alla tv saltando da un canale all'altro: che pena! - e per lo più mi metto qui al computer (mia fi permettendo! ormai). Anche il PC mi porta via troppo tempo. Certo son poco organizzato, avessi qualche impegno interessante!
Cosa sto facendo in pratica? cosa cerco di ottenere?
Senza volerlo esplicitamente cerco di aggiungere qualcosa alla mia conoscenza. Sotto sotto c'è una segreta aspirazione alla comprensione, ad una comprensione globale del fenomeno vita, una pura illusione naturalmente. Ma non c'è solo la conoscenza di mezzo, c'è anche e soprattutto la ricerca dell'arte di vivere, del comportamento, del senso, la ricerca del fondamento che ti chiarifica l'identità nel continuo confronto con gli altri.

domenica, settembre 17, 2006

Foibe e dintorni.

Gingi e Bubi Pinon


27 Dicembre 1945.

Cara, cara T.,
ti sono grata del pensiero affettuoso e sono tanto felice per voi tutti e per il tuo piccolo nuovo. Di noi posso dirti solo che nel vicino cimitero di Cusigne stà una semplice lapide, un pezzo di marmo grezzo con la scritta, nera su bianco:

Arturo Roberto (Buby) Pinon
aviere scelto
4° anno liceo scientifico
"Tra la Vita e l'Onore scelse l'Onore"

24 Agosto 1925 - 24 Dicembre 1944

Era in licenza regolare. Quelli di Tito ce lo rapirono e ce lo trucidarono a qualche chilometro da casa, in montagna. Poi cominciò un sistema d'inganno e di sfruttamento, mentre noi disperati ed ignari lo cercavamo, lo attendevamo angosciosamente.
Solo l'intervento d'un ufficiale alleato, il 21 di Giugno ci restituì la salma del nostro adorato. Diciannove anni, belli, forti, sani, ridenti, puri e ardenti. Più che mai T. nego Iddio, ne escludo la possibile esistenza. Sennò bisognerebbe imprecarlo, bestemmiarlo, maledirlo. Ricordano L. e C. come male accolsi la dichiarazione di guerra quel giorno a Pogradec? quanto odiai questo disastro. Ora sono fiera ed orgogliosa del mio grande Fratellino, ma a volte mi sembra d'impazzire e le spalle mi fanno male per il tanto peso che reggono. Ti saluto T. insieme ai tuoi quattro Cari, anche per i miei con tanto affetto.
Il posto di Buby però c'è sempre ed i suoi abiti sono sempre tra i nostri. Ma "Lui" l'ho riavuto nudo. Gingi.

martedì, settembre 12, 2006

Bulimia

Sono entrato in libreria per ritirare un libro per mia figlia da 7 €; quando sono uscito di € ne ho lasciati 60!
Continuo a comprare libri quando ne ho tanti ancora da leggere e non so se mi basterà la vita per leggerne almeno una buona parte. Per non parlare di tutti quei libri che non ho, non ho letto e che avrei dovuto leggere.
Ma questa è anche bulimia, indotta dal consumismo che pervade il nostro modo di vivere. Anticamente difficilmente il privato poteva dotarsi di una biblioteca, anticamente i libri in circolazione erano molti meno, e chi leggeva, leggeva meno libri, ma li approfondiva di più.
Oggi passando davanti ad una libreria dovrei farmi legare come Ulisse davanti alle sirene.Rimango incantato dalla competenza e dal numero di libri che leggono i conduttori di Fahreneit; ma come si fa a leggere tanto, a leggere tutte le cose interessanti o solo belle?
Ma è così per tutti i generi di consumo.
Non ci rendiamo conto di quanto consumiamo, di quanto sprechiamo con conseguenze disastrose. Se tutti al mondo consumassero come noi occidentali, ci vorrebbero le risorse di 4,8 pianeti come il nostro...E il mondo sta cambiando velocemente: fra 30 - 40 anni sarà tutto diverso: la prima economia mondiale sarà la Cina , la seconda l'India alla pari con gli USA.
Si parla di sviluppo sostenibile(A. Sen, S.Latouche,tanti altri..), ma noi poveri cristi cosa possiamo fare? Basta che consumiamo un pò meno e l'economia va in crisi!...

domenica, settembre 03, 2006

Boh

In buona sostanza se sto male, se non sono soddisfatto, se sono inquieto, se sono qui a lamentarmi è per un unico motivo: non accetto i miei ruoli. Sono qui ed è sempre una fuga, un ritardare, un non voler accettare, non volersi arrendere all'evidenza.
Sono qui ancora a sognare sogni ormai impossibili. Anzi a cercare di resuscitare i sogni. Perchè ormai ( che brutta parola : ormai ) sto perdendo anche quelli.
Quando più potrei incontrare un'anima gemella ( quella che ti apre al mondo, non quella che ti isola )? quando più potrei ritrovare la libertà? quando mai potrò vedere davanti a me aprirsi un arco di possibilità? quando più potrò ritrovare i miei amici dispersi nel mondo? quando godermi un rapporto diretto con la natura (amo il mare, le spiagge solitaie, i deserti)? quando gli amplessi spensierati e fine a se stessi? Tutto chiuso, tutto finito.
Fuggo : mi dò ai libri, alla filosofia, allaccio improbabili contatti virtuali.
Il fondo di verità forse è uno solo, sempre quello : l'angoscia di morte. (1)
Non voler invecchiare, non volersi arrendere, non voler accettare pienamente il ruolo di
padre, di marito, di pensionato (la sola parola mi fa orrore!). Non accetto la mia età, non accetto di cambiare l'immagine che ho di me; voglio essere quello che sono, che sono dentro e che non sarò mai. (Qualcuno potrebbe dire: lo sei già: un coglione!).
Ma la realtà ti si impone: il fisico degrada, l'entropia avanza inesorabile, le soglie di resistenza si abbassano, l'alzheimer è dietro l'angolo, l'esperienza non serve più.

sabato, settembre 02, 2006

L'Altro.

"....gli altri fanno parte della realtà quotidiana di ognuno.Vivo in un contatto continuo con persone irriducibilmente estranee o troppo note. In realtà, così come non riesco a cogliere nel gesto di uno straniero la traccia di un'antica tradizione, spesso non mi viene nemmeno in mente di cogliere, nel vecchio che mi sta davanti, al di là dell'età o delle rughe, il "sentirsi" vecchio. Non è che io non veda o non senta: la mia esperienza dell'incontro con l'altro è ridotta ai minimi termini, atrofizzata, impoverita, strozzata. E' carente sul piano conoscitivo,del riconoscimento, dell'attestazione di chi è l'altro; sul piano etico, del rispondere alla richiesta di aiuto, di attenzione; infine, sul piano linguistico, del trovare le parole non equivoche. Le mie conoscenze, la mia educazione sentimentale sono quasi sempre solo un limite che mi impedisce di scambiare la mia esperienza con quella di un altro, rendendola momento di una relazione, facendola entrare nel contesto dlla vita altrui.
....Il problema è chiedersi che senso diamo all'incontro con l'altro: un senso solo privato, sentimentale, di sostegno e protezione contro le aggressioni del mondo esterno, oppure un significato che ci permette di innestare la nostra storia privata in quella pubblica, di sviluppare passioni ed emozioni, di rivelare pienamente chi noi siamo nell'orizzonte di un presente in cui vivono altri e in cui sono in gioco idee, valori, miserie?
.....L'altro è nucleo di condensazione di una molteplicità di esperienze. Che cosa accade a me, che cosa accade all'altro, che cosa facciamo accadere entrambi quando ci incontriamo?
.....Sollevare queste domande vuol dire scoperchiare un recipiente di atti soggettivi e intersoggettivi: emozioni, operazioni della mente e vissuti psicofisici. Perchè conoscere un altro soggetto vuol dire percepire non solo un altro corpo, ma anche un'anima, vuol dire accostarsi a qualcuno che fa parte del mondo esterno, ma che possiede un'interiorità, che è un oggetto, ma è anche un soggetto, dotato di una vita propria. Vuol dire venire a contatto con un frammento vivente del mondo in cui vivo.
....L'altro viene riconosciuto anche come esistente per se stesso.Viceversa, alle prese con l'altro, l'io si scopre ricettivo, non più esclusivo padrone di se stesso. Come se nel reciproco riconoscimento avvenisse una nuova nascita per entrambi.
.....sentire l'altro: l'essere in relazione è l'orizzonte entro il quale si manifesta la totalità dell'io, entro il quale il soggetto si presenta nell'interezza delle sue esperienze.
....E ciò significa che l'essenza della persona non si risolve nè nella riflessione sui propri atti, nè nella percezione e conoscenza della realtà esterna. Essa è piuttosto un momento sorgivo di apertura, di partecipazione all'essere...".

Laura Boella, Sentire l'Altro, Raffaello Cortina Editore.

Il Blog è un luogo virtuale dove si può incontrare l'altro.

venerdì, settembre 01, 2006

Settembre, andiamo

Settembre è il mese più bello. Il sole non brucia più, c'è caldo, il mare è alla temperatura giusta, le spiagge non sono più affollate, il mare è bellissimo e poi c'è (c'era) la vendemmia, i primi accenni d'autunno...
Con settembre per me inizia realmente un nuovo anno. Son finite le ferie, son finite le vacanze, c'è voglia di città, si torna al lavoro, a scuola...
Riprende un ciclo.
Già, riprende un ritmo, ma per me questo ritmo s'è interrotto, per me non riprende un bel niente: il ciclo riprende, ma io sto alla finestra ormai.
E allora penso solo al tempo che passa, quello sì, linearmente, monotonamente, inesorabilmente.
Penso a cosa fare, devo inventarmi qualcosa da fare, per che cosa poi? Per ammazzare il tempo?
Detesto la frase fatta "passare il tempo", mi sembra pazzo chi dice che deve passare il tempo, che fa le parole crociate per passare il tempo, che non sa come passare il tempo.
A me il tempo non basta mai. Son così tante le cose che vorrei fare, gli impegni da sbrigare (che mi fan perdere tanto di quel tempo!), i viaggi che vorrei fare, i film che vorrei vedere, le curiosità da soddisfare, per non dire dei libri che vorrei leggere e rileggere e che so già che non riuscirò mai a leggere.
Come si fa a dire : - mi annoio, ?
Ciò non toglie che l'avvertire il tempo che passa faccia pensare che si sarebbe dovuto conludere qualcosa, raggiungere qualcosa, essere qualcuno; e invece non ho raggiunto (parlo per me) niente, non ho concluso niente, sono niente più che un cumulo di emozioni e di desideri (insoddisfatti, ça va sans dire).
Che senso ha vivere? Cosa devo fare, ora, con l'inizio di un ulteriore giro di giostra?
Se rimpiango il lavoro forse è perchè non mi faceva pensare, forse è perche mi dava un senso (quello funzionale, illusorio) che non riesco a darmi da me, forse perchè mi faceva sentire adeguato, in linea con il progresso, attivo e vivo nel mondo.
E ora? Certo è una mia deficienza, una mia incapacità; forse mi manca qualcosa detta amore.
Non so.
La vita? Birth, copulation and death, diceva T.Eliot.
Io la mia funzione di avatar l'ho già esplicata, forse siamo qui solo per questo.