L'Altro.
"....gli altri fanno parte della realtà quotidiana di ognuno.Vivo in un contatto continuo con persone irriducibilmente estranee o troppo note. In realtà, così come non riesco a cogliere nel gesto di uno straniero la traccia di un'antica tradizione, spesso non mi viene nemmeno in mente di cogliere, nel vecchio che mi sta davanti, al di là dell'età o delle rughe, il "sentirsi" vecchio. Non è che io non veda o non senta: la mia esperienza dell'incontro con l'altro è ridotta ai minimi termini, atrofizzata, impoverita, strozzata. E' carente sul piano conoscitivo,del riconoscimento, dell'attestazione di chi è l'altro; sul piano etico, del rispondere alla richiesta di aiuto, di attenzione; infine, sul piano linguistico, del trovare le parole non equivoche. Le mie conoscenze, la mia educazione sentimentale sono quasi sempre solo un limite che mi impedisce di scambiare la mia esperienza con quella di un altro, rendendola momento di una relazione, facendola entrare nel contesto dlla vita altrui.
....Il problema è chiedersi che senso diamo all'incontro con l'altro: un senso solo privato, sentimentale, di sostegno e protezione contro le aggressioni del mondo esterno, oppure un significato che ci permette di innestare la nostra storia privata in quella pubblica, di sviluppare passioni ed emozioni, di rivelare pienamente chi noi siamo nell'orizzonte di un presente in cui vivono altri e in cui sono in gioco idee, valori, miserie?
.....L'altro è nucleo di condensazione di una molteplicità di esperienze. Che cosa accade a me, che cosa accade all'altro, che cosa facciamo accadere entrambi quando ci incontriamo?
.....Sollevare queste domande vuol dire scoperchiare un recipiente di atti soggettivi e intersoggettivi: emozioni, operazioni della mente e vissuti psicofisici. Perchè conoscere un altro soggetto vuol dire percepire non solo un altro corpo, ma anche un'anima, vuol dire accostarsi a qualcuno che fa parte del mondo esterno, ma che possiede un'interiorità, che è un oggetto, ma è anche un soggetto, dotato di una vita propria. Vuol dire venire a contatto con un frammento vivente del mondo in cui vivo.
....L'altro viene riconosciuto anche come esistente per se stesso.Viceversa, alle prese con l'altro, l'io si scopre ricettivo, non più esclusivo padrone di se stesso. Come se nel reciproco riconoscimento avvenisse una nuova nascita per entrambi.
.....sentire l'altro: l'essere in relazione è l'orizzonte entro il quale si manifesta la totalità dell'io, entro il quale il soggetto si presenta nell'interezza delle sue esperienze.
....E ciò significa che l'essenza della persona non si risolve nè nella riflessione sui propri atti, nè nella percezione e conoscenza della realtà esterna. Essa è piuttosto un momento sorgivo di apertura, di partecipazione all'essere...".
Laura Boella, Sentire l'Altro, Raffaello Cortina Editore.
Il Blog è un luogo virtuale dove si può incontrare l'altro.

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