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Cos'è l'io, cos'è l'anima?
Dapprima, ci dicono i filosofi, l'anima era considerata la sostanza spirituale alla base dell'individuo: il corpo non faceva che esprimere la soggettività particolare dell'anima. Con la modernità l'accento si è spostato sull'intersoggettività: l'anima raggiungeva la sua espressione nella relazione con gli altri e nel rispetto di regole condivise. La discriminante tra i due momenti è stata il cogito cartesiano: il pensiero deve essere comunicato, è intersoggettivo. Tutto questo avviene mantenendo sempre un'idea della natura che sovrasta comunque l'uomo con i suoi invalicabili limiti. Ma già Nietzsche anticipa nuovi cambiamenti: non è più l'Io che è la causa del pensiero, come crede il popolo - dice - , ma è piuttosto il pensiero a porre l'Io. Nel frattempo cresce lo scientismo, cresce la specializzazione, crescono i linguaggi specialistici. A indagare e parlare dell'anima c'è la psicologia del profondo: parlando dell'anima vien fuori l'anima (non esiste prima).
Si definisce una nuova svolta radicale nel pieno dell'età della tecnica:
quando il muro invalicabile della natura incomincia a mostrare le prime crepe,
quando è la tecnica il termine di mediazione tra l'uomo e la natura, quando l'uomo raggiunge la capacità di autodistruzione, allora l'uomo è ormai definito come funzione, è l'uomo-macchina. Una macchina è fatta per funzionare e quando non funziona si sostituisce. Non ci sono più fini ultimi, ma solo scopi che saranno mezzi per nuovi fini. Cosa ne è allora dell'anima?
Non è più sostanza,Io individuale, non è più anima razionale, Io intersoggettivo, ma è anima funzionale, Io rappresentativo: sono quello che so del mondo, sono una visione del mondo e in quanto tale rivolto verso l'esterno: ec-statico.
Più so e più funziono : non sono più un principio, ma, per usare una metafora, un programma oggetto (Il programmino che viene richiamato dal programma principale ogni qualvolta deve fare un determinato calcolo). Che ne è allora della mia identità?
In questo modo è definita dall'esterno, pre-definita, da me stesso con le mie scelte e dalle condizioni ambientali, perchè il mondo della tecnica ha già segmentato e definito ruoli e funzioni in sovrabbondanza, a me rimane solo da scegliere.
Così non è detto che possa divenire ciò che sono: mi scelgo un senso ed ho senso se rimango nell'ambito del preordinato, altrimenti cado nell'ambito della follia.
Permane il dato di fatto che la mia identità è definita solo se è riconosciuta e quindi non sarà più, oggi, l'hegeliana lotta servo-signore a definirla, ma la scelta della funzione da svolgere da parte mia e il suo riconoscimento da parte del sistema.
L'Io, strappato dal suo fondamento col trauma della nascita, si trova costretto a doversi individuare sentendosi sovrastato e oltrepassato dall'Es inconscio sul piano sessuale e dall'apparato tecnico sul piano sociale. Si ritrova praticamente impotente, perchè agito dall'Es nel primo caso e nell'altro costretto o ad essere funzionale al sistema o ad avvertirsi obsoleto o inadeguato.(1)In ogni caso è attanagliato dall'angoscia, alla ricerca di se stesso e di una stabilità perduta. Finisce per oscillare appoggiandosi a volta a volta al principio di realtà, ai sogni, all'arte, alla filosofia o saltando decisamente l'angoscia esistenziale con una fede vuoi religiosa, vuoi rivoluzionaria, vuoi magica, vuoi filantropica. Chi ha talento e cultura trova una sua strada relazionale che lenisce le angosce con il raggiungimento di un certo successo; in buona sostanza s'illude, ma sbarca il lunario esistenziale.Chi ha una fede salda è sicuramente il più tranquillo: tutto è demandato ad un futuro di pace e felicità.
Tutti gli altri, tolta la massa di imperterriti uomini pratici e positivi, tutti gli altri finiscono qui: sul blog.
Cosa ci fanno? Ma ora è evidente.
Cercano se stessi, cercano di esprimersi, si aprono, cedono gli ormeggi, abbassano le maschere, se ne mettono di nuove, sognano, dipingono angioletti, sono tutti buoni, sono tanto cattivi, tanto depressi, tanto felici, tanto innamorati: la vita è uno schifo, la vita è bellissima. Il blog è il gran calderone, c'è di tutto e di più, ci sono soprattutto le anime, in particolar modo quelle tormentate, e il piacere maggiore è quello di sentirsi così simili. Certo tornano tutte le maschere della vita reale, ma sono molto più trasparenti, son veli d'organza.Questo è il bello: la possibilità, finalmente, di essere se stessi, di poter dire quel che si vuole. Certo c'è chi imperterrito continua a portare la stessa maschera della vita reale, chi fa il nonno o la brava mammina, ci sono anche le anime innocenti, come quelle da uomo nero, ma li ritengo una minoranza. Chi conta sono tutti gli altri, quelli che in modi diretti o anche molto indiretti, mettono in comune i propri sentimenti, quello che veramente sentono e sinceramente tentano di esprimere nei modi più vari( foto, rabbia, parolacce, poesie, delusioni, speranze...). Il motivo di fondo mi sembra quello di cercare di capire se stessi: si aprono delle porte e dietro la porta ci sono specchi - gli altri - che riflettono la nostra immagine. Il blog è un caleidoscopio, si creano composizioni sempre varie e sempre identiche, è un luogo di individui in solitudine, un luogo un pò folle, dove la follia viene composta in figure e la razionalità acquista nuovi spazi. Non ne ricaveremo mai niente, scompariremo così come siamo comparsi- per caso e all'improvviso-, ma ci aiuta a vivere.
E' qui il nostro vero io? Nelle nostre ansie, speranze, emozioni qui espresse? O è nel mondo reale, quello di domattina col caffè, i familiari, il giornale, i colleghi? Che maschera abbiamo ora e quale indosseremo una volta che ci alziamo dal terminale?
Chi è folle? chi svolge il suo ruolo e domani sarà l'idraulico, l'avvocato, l'ingegnere, il commesso o chi è qui davanti ed è soltanto se stesso o in cerca di se stesso?
Una cosa mi sembra sicura: qui siamo soli, possiamo solo esprimerci; là, nel mondo, siamo con gli altri, ci relazioniamo interagiamo e solo nell'interazione veniamo fuori noi: noi siamo negli occhi degli altri.
(1) Fin qui è una libera riduzione, estremamente stringata, da
U.Galimberti, La casa di Psiche, Feltrinelli,(Cap 7).

1 Comments:
in vacanza?? non ti ho più sentito. comunque spero tutto ok. un carissimo saluto, da me! ;-)
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