Ritmo.
Perchè i giorni scorrono senza senso? Non avendo impegni, non avendo obiettivi da raggiungere, non avendo scopi - ma attenzione: è la vita che non ne ha e , nel caso, siamo noi che ci diamo gli scopi - i giorni passano cercando di ripetersi l'uno uguale all'altro. Sempre noi cerchiamo di ripeterli e c'è un perchè di cui vorrei parlare, ma non sono e non possono essere identici l'uno all'altro, dato che tutto cambia.
Non vengo mai a capo di niente, mi ritrovo col tempo trascorso e senza niente di concreto raggiunto: nè averi, nè esperienze, nè scopi. Sono alla ricerca di qualcosa da fare che mi imponga un impegno, che mi dia un qualche senso e non riesco a trovarla. Se uno ha una vocazione, sicuramente vien fuori, evidentemente io non ce l'ho. Ho provato a fare l'unica cosa che mi sembrava degna d'essere fatta, mi sono iscritto alla facoltà di filosofia: avrei così avuto un senso e un impegno secondo i miei interessi, perchè la maggior soddisfazione è poter aggiungere qualche granello al proprio sapere, ma anche questa cosa è abortita per problemi familiari. La continuerò come posso, senza dare esami. Anche perchè mi sono accorto che non servono per ricordare: è solo un'illusione pensare che se hai superato l'esame sai quella materia; in capo a due mesi ho dimenticato esami passati col trenta e lode!
Il problema è un altro: il problema è essere qualcuno e sei quello che sai fare, che abbia l'ufficialità o meno. E se sai far bene qualcosa è inevitabile che la faccia e allora sei qualcuno - ovviamente è un rapporto di relazione con gli altri - hai una identità.
Ma torniamo alla ripetitività. E' qualcosa che avverto come necessaria: esser organizzato, avere un programma a breve termine che stabilisca come procede la giornata, senza necessità di porsi la domanda: cosa devo fare?
E' una domanda esistenziale carica di angoscia, ma se sai già che ti alzi, fai colazione, fai questo, fai quello ecc. tutto scorre come si deve, ottieni i risultati, hai un senso e, se decidi, puoi cambiare ed uscire dal ritmo per aggiungere nuove possibilità e nuove mete, inserite in un cursus che ha senso.
Ora mi succede che stagionalmente riesco a trovare i miei ritmi, ma queste stagioni sono brevi e faccio fatica ad instaurare nuovi ritmi, i cambiamenti sono troppo vicini (o magari sono solo io che non li reggo ) e mi scombussolano, perchè rimettono continuamente in discussione la mia identità, ripropongono sempre la stessa domanda di senso.
La vita è ritmo, è movimento che si ripete. Dal ritmo fondamentale, quello del cuore, a tutti gli altri ritmi, circadiani, biologici e fisici. La natura ci si presenta
e ci avvolge con i suoi cicli: il giorno e la notte, le stagioni, gli anni. I cicli li abbiamo introiettati e tendiamo a riprodurli in tutti gli aspetti della nostra vita, dai ritmi del lavoro, impastare la farina, pestare il grano, martellare, cucire, ai ritmi dei giochi, a quelli dell'arte, la danza, la pittura, per non parlare della musica. Tutto ciò che facciamo lo facciamo e lo incorporiamo e memorizziamo sotto forma di ritmo.
Anche il nostro tempo, che in pratica è lineare, progressivo, ha un inizio e si avvia verso una fine, è suddiviso in cicli e da molte religioni è visto come un ciclo.
Ma è forse una anomalia il nostro tempo?
I dinosauri sono comparsi su questa terra e molto rapidamente sono scomparsi, Ritorneranno?, ci saranno in altri mondi?
Perchè allora i ritmi, i cicli, perchè tutto ciò che fa l'uomo tende a farlo ed a vederlo in questi termini? Non credo sia solo per il fatto che la vita stessa e la natura fisica in massima parte sia ciclica, ripetitiva, ritmica, ma anche per un motivo più profondo: un voler esorcizzare l'effettiva linearità del nostro tempo, un voler superare l'angoscia della fine, ossia della morte con l'illusione dell'eterno ritorno.

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