existentia

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giovedì, novembre 04, 2021

Il pensatore

                                            



                    Cinquanta anni dopo
Era un gioiellino; l'ho rivista casualmente: mi è apparsa molto bella: son rimasto colpito.
Possiamo riprenderci ciò che non ci siamo presi quando era il momento?
Quant'ero stupido! Mi torturavo pensando chi lo sa cosa: ero così ed ho continuato ad esserlo.
In quella foto c'è la mia essenza, la mia incapacità di comprensione.

                    Fine

Profumo nelle mie mani,
profumo non profumato:
sapore,
sapore di te, dei tuoi baci,
e svanisce
- pur cerco di fermarlo -
svanisce come il tuo volto sottile nel buio,
come il tuo ricordo nel tempo.                                 St.Antioco 9/XI/1966.

lunedì, giugno 15, 2020

Ritorno al passato.




Due foto che non conoscevo, arrivate all'improvviso dall'altro mondo: un colpo al cuore.

venerdì, aprile 10, 2020

La morte ai tempi del Covid-19 - C.Magis - Corsera




Magris: la morte al tempo di Covid-19 Forme nuove di una nemica eterna
Non finisce mai la narrazione lugubre dei modi che assume la fine della nostra esistenza. Forse però la sua incontinenza ci aiuta a non vederla sempre intorno a noi
Un affresco che rappresenta il trionfo della morte


Prolixitas mortis, dice la teologia. La morte è prolissa, non riesce a concludere mai definitivamente il suo discorso; inventa sempre nuove forme come il linguaggio inventa nuove figure retoriche. Non finisce mai la sua narrazione, ha sempre qualche nuova pezzetta da aggiungere.
Forse la sua incontinenza è anche uno psicofarmaco o un placebo, che aiuta a non vederla sempre intorno; un’endorfina che impedisce di percepire la sua prossimità sempre incombente, la sua potenzialità nelle forme più diverse. La prolissità la svaluta, come accade alla merce in eccesso. Lo dimostrano pure le settimane che stiamo vivendo, col coronavirus e i suoi bollettini di guerra; il grande numero, la ripetizione della morte spaventa ma produce pure una certa assuefazione, che non si sa se definire difensiva o traditrice.
C’è nella storia di molti, di quasi ognuno di noi una prima, fondamentale esperienza della morte, incontrata con l’intensità delle rivelazioni fatali. Molti, molti anni fa ci fu, nella vita fraternamente comune e condivisa del nostro gruppo di amici e di amiche, torinesi di Trieste e triestini di Torino come amavamo chiamarci, una prima morte vissuta non solo da chi era (e dunque è, perché i legami e i valori sono) compagno/a figlio/a di Euridice o Alcesti, ma da tutti/e noi come uno squarcio irreparabile nel tessuto della vita.
Eravamo tutti/e là, intorno a quello strappo radicale. I decenni seguiti hanno condotto per mano, con intermittenti strattoni, molti/e (sempre meno) di noi nel deserto di chi sopravvive, come disse tanti anni fa Ungaretti in un discorso a Trieste. Chi sopravvive non ama il deserto e alle dune e alle sabbie di Lawrence d’Arabia preferirebbe star seduto a un tavolino con uno di quelli/e che, quando verrà il Giorno del Giudizio, testimonieranno per lui/lei, magari dimenticando qualche discutibile dettaglio.
La prolissità della morte continua a traboccare nelle nostre stanze come da una tubatura in perdita e a ricordarci, ad ammonirci che nelle prossime settimane o mesi potremo perdere alcuni nostri cari. Ma si parla sempre della morte degli altri, non del loro dispiacere se ad andarmene sarò io.
10 aprile 2020 (modifica il 10 aprile 2020 | 09:02)
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giovedì, luglio 04, 2019

Questa vita

Questa vita è un tormento, con qualche parentesi spensierata in attesa del peggio.
Non sopporto il caldo, non sopporto il freddo: esisterà al mondo un posto dove poter vivere
senza soffrire?
Poter staccare: chiudere qui  e vivere in pace da un'altra parte....senza problemi.
Non è possibile: la vecchiaia pesa come un macigno: limiti: come ruggine, come dolori di schiena, come caldo, come freddo, come obblighi, come rifiuti che non sai dove buttare, come parcheggi che non riesci a trovare, come scale che non riesci a salire: siamo
anche noi ai domiciliari: solo in uno spazio più ampio.

lunedì, ottobre 23, 2017

Il gioco del mattino


Mi poso sul presente come un uccello sul ramo;

un uccello porta sulle sue ali i voli che ha fatto e quelli che farà,

ma se anche dovessi rimanere sul ramo in eterno sarei sempre capacità di volo;

forse quello che conta non è tanto volare di qua e di là

e nemmeno conquistare la vastità dei cieli,

quanto essere volo dentro di sé.


                                                            (Agnese Baggio)

mercoledì, ottobre 18, 2017

Pittulu pittulu cauddò....

Siamo rimasti in pochi a ballare l'hully gully....
Ora tocca a me.
Ma non mi spaventa il dover lasciare questo mondo - ormai ben poche speranze di emozionanti scoperte mi rimangono -; ben più inquietante è il fatto che non lascio di me alcunché di buono.
Ma del resto a chi importa, se non a me?
La cosa più importante che lascio è quello che diventerò, terra.
Sono infatti due pugni di terra, uno di S.Antioco e uno di Pogradec, raccolti e conservati da mia madre.

Pittulu pittulu cauddò,
andarem' a luaddò,
a luaddò de San Gavino,
a mangiare pane e vino
e un'arangiu mannu mannu,
pittulu pittulu cauddò,
pittulu pittulu cauddò,
pittulu pittulu ca u ddò.

domenica, ottobre 15, 2017

L'automobile

E' ormai il prolungamento della nostra personalità, un equivalente generale del nostro valore. Per questo impiego tanto tempo a sceglierne una. Non ne possiamo fare a meno: dobbiamo averla e ci deve rappresentare. E' insieme simbolo di libertà e di schiavitù: sono libero d'andare dove voglio; ma se tutti hanno la macchina e tutti vogliono essere liberi, tutti sono soli e tutti sono bloccati dal traffico, e magari nessuno si può muovere: addio libertà.
Non so immaginarmi senza automobile, così tanto è entrata nella nostra vita, che ci ha mutati antropologicamente, così come il telefonino del resto: è lo stato del posthuman. Se riuscissi a farne a meno vivrei una vita diversa, più umana, meno costretta, meno meccanica.
Per scegliere son preso da tanti scrupoli.
Ora penso all'investimento e mi dico che è esagerato, come sono esagerate le dotazioni e l'elettronica. Addio semplicità: troppi comandi, troppe distrazioni, troppa tecnica. Ora penso alla mia età e mi rendo conto che non potrò guidarla più per tanto tempo e poi i miei sensori biologici stanno decadendo, non sono più efficienti e lo dimostra l'incidente che ho avuto. Ora penso che non dovrò più fare lunghi viaggi - caso mai prendo una macchina a noleggio o un taxi - e quindi non mi serve una berlina, basta un'utilitaria per andare a StA, ma soprattutto per andare in città e parcheggiare più comodamente.
E allora che auto prendere? Fiat Tipo;Alfa  Giulietta; Benzina, Gasolio,Elettrica; Nissan Pulsar;
Ford Ecosport; Ford Focus; Kia Stonic; Cambio manuale o automatico; Colore chiaro?
C'è da perdersi, poi devi catturare l'occasione e non fartela sfuggire; devi scendere a compromessi, e, alla fine non sei tanto tu a scegliere quanto il caso, la combinazione.
Risultato: Renault Megane, grigio titanio, Cambio automatico, dotazione elettronica, complicazione di guida, più cara e abbastanza bella. Fine di un incubo. Ed ora paghiamo le rate: dovrò soffrire per 36 mesi e chi lo sa se arriverò alla fine (ma tanto sono assicurato anche per questa evenienza!)