existentia

******************************************************************** ********"Viviamo tutti nel fango, ma qualcuno di noi guarda le stelle" ( O.Wilde ) ********************************************************************

martedì, novembre 30, 2010

Cinema


Il cinema è come la vita, ma senza i tempi morti.
Non ricordo chi l'ha detto, ma è proprio così e per questo mi rivolgo spesso al cinema per trovare risposte.
Così mi emoziono quando scopro film che mi fanno riconoscere quel che sono o quel che son stato o quello che ho sognato. Mi sono incantato a vedere il capolavoro di Rhomer L'amore al pomeriggio. Mi sono ritrovato nel protagonista, nella sua situazione, nel suo immaginario, nelle sue indecisioni, ambiguità e tormenti. Vedendo questi personaggi, ora, a sangue freddo, ci si può ragionare sopra, trarne qualche considerazione. Questi erano i miei tormenti, quelli che ora guardo da lontano, ma per i quali non ho una soluzione, neppure a posteriori. Quel film è come una vecchia fotografia: ti lascia basito, ti riconosci, ma non sei piu' tu, sei un altro: quel che è perso è perso, quel che è guadagnato è guadagnato. C'è dell'altro poi, c'è un affresco di anni ormai passati, che puoi giudicare col senno di poi: gli anni '60; ormai pittoreschi; pieni di energia e di speranza, di voglia di nuovo e di convinzione che tutto era possibile, migliorabile e per tutti. Non era così! Il potere ha cambiato solo l'abito, le risorse abbiamo scoperto quanto fossero limitate e, data la grande inerzia di questi movimenti, stiamo ancora prendendo atto di questa verità. Nel frattempo hanno preso coscienza e si sono mossi, sulla scia inarrestabile e non confinabile del progresso tecnico, i giganti addormentati come la Cina, l'India, il Brasile. Solo l'Africa continua ad essere depredata come sempre. Il mondo è cambiato, soprattutto in occidente e cambierà ancora, molto rapidamente. Piu' bello, piu' brutto, piu' ricco, piu' povero? Non saprei. Di sicuro diversissimo da quello in cui siamo cresciuti; la concorrenza sarà spietata, l'età dell'abbondanza finirà, almeno per noi.
Un'altra testimonianza viva del cinema è la notizia che oggi mi ha colpito della tragica morte di Monicelli. Un personaggio vivo, un attento osservatore del nostro mondo, che ha enormemente contribuito a generare l'immagine dell'Italia che tutti abbiamo. Credo che abbia contribuito , per questo, alla Unità d'Italia, almeno quanto la televisione. 95 anni; visto e considerato cosa l'aspettava ormai, ha deciso coraggiosamente di finirla lì.

sabato, novembre 27, 2010

Ontologia: siamo carne macellata.


Sono qui, ma arriverò molto piu' tardi. Non so dove andrò, nè cosa fare, ma voglio andare da qualche parte e fare qualcosa di importante. Per questo continuo a chiedermi che cosa è veramente importante, ma non ho ancora trovato la risposta.
Sono qui, tutto inizia ora, ma è tutto già compiuto. I sogni son rimasti gli stessi, ma se non li abbiamo realizzati è perchè eravamo piccoli e non conoscevamo le nostre possibilità, ora è troppo tardi e i sogni sono cambiati; o forse no, siamo cambiati noi. Rimangono i problemi, i sogni dei figli, che non sappiamo gestire, perchè non sono i nostri sogni.
Visto da noi A. è un grosso problema. La scuola è solo un parcheggio del quale cerchiamo di beneficiare, ma fosse per lui, finirebbe domani. Non sappiamo cosa fa, dove va, con chi va. Non sappiamo cosa ha in testa, con noi non parla: quando è a casa non vediamo l'ora che se ne esca per non avere seccature. Ma quando incomincia ad esser tardi e lui non torna stiamo in pena: temiamo sempre il peggio.

martedì, novembre 16, 2010

Ideal typen

A parte la considerazione generale che, come diceva Kant, siamo su una piccola isola di razionalità circondata da un oceano di follia, a questo mondo ci son veramente delle belle tipologie, anche fra le persone piu' istruite e piu' razionali (almeno sulla carta).
Già ce ne danno gran mostra personaggi noti ed estroversi, basti pensare, che so, Berlusconi, Sgarbi, Busi, Calderoli, Borghezio..., ma stiamo cadendo nel comico.
E' tuttavia difficile che una persona, considerata seria e di valore, sia sempre alla sua altezza. Anche grandi scienziati hanno detto e fatto le loro sciocchezze.
La cosa piu' bella è però ammirare la varietà delle tipologie umane: c'è sempre da divertirsi e da meravigliarsi. Ancor piu' tra i parenti, che possono essere ben conosciuti.
M. : preoccupatissimo, per le conseguenze, per la legalità, per le responsabilità; sta lì per ore a pensarle tutte e a bypassarle tutte. Con le sue piccole manie e le sue fissazioni: non ti meraviglieresti se fosse superstizioso.
C.: molto formale e corretto, con tutti i commi a posto, soprattutto quelli inutili, ma alla fine superficiale.
P.: perfezionista e preciso, ma suscettibile e puntiglioso.
R.: incredibilmente attaccato al denaro e alle sue cose, venderebbe anche la madre. Eppure di compagnia e generoso, purchè non gli tocchino alcunchè.
M.: il professionista. Ne spara di incredibili, ma ha una dote non comune:l'autoironia.
Così via, si potrebbe continuare: ognuno ha le sue caratteristiche fuor di norma, tanto che la norma sembra proprio la varietà dell'irrazionalità. E' il bello dell'esser uomini, solo che bisognerebbe capirlo e non prendersela, anzi, prenderla con ironia: i guai nascono quando ci si prende sul serio.

lunedì, novembre 15, 2010

Sentirsi vivi


La vita dovrebbe essere una continua meditazione di consapevolezza?
E' chiaro che non è possibile, anche se pensabile. Se non ci si sente vivi, allora si è come morti, e questo capita per la maggior parte del nostro tempo.
Quando lavoriamo: siamo così presi dal nostro lavoro, dagli affari, dagli impegni, che non abbiamo coscienza di noi stessi, se non nello stesso impegno che poniamo nello svolgimento dei nostri compiti, ma anche nelle piccole o grandi soddisfazioni ad esso connesse e con esso intricate. La stessa fisiologica distrazione dai nostri compiti contribuisce a quella alienazione di sé insita nell'esercizio delle nostre funzioni. Si entra in un flusso e si sta lì, finchè non se ne esce: solo in quel momento ci si rende conto di vivere, all'atto della riflessione; ma, a tal fine, il tempo è perduto: tutto è compiuto, tutto è passato: eravamo noi, eravamo vivi? Sì e no. Abbiamo funzionato, perchè a tale scopo ci eravamo addestrati, ma in modo quasi meccanico ed automatico.
Quando leggiamo. Soprattutto se quanto leggiamo ci interessa e ci prende, siamo come rapiti in un'altra dimensione, per quanto piacevole, ma, siamo noi stessi?
Quando dormiamo: ça va sans dire!
Quando ascoltiamo. Vuoi della musica o delle conferenze. Seguiamo un discorso o della semplice musica, siamo rapiti, ma presenti. E' solo dopo, attraverso una rappresentazione (re-presentatio) di ciò che abbiamo fatto, che ci rendiamo conto che "non c'eravamo", eravamo altrove.
Quando amiamo: siamo così presi, che proprio allora ci sembra di poter dire: ecco ora son felice, ora sono io, ora sono a mio agio, sono completo. Oltre che durare poco è solo nel ricordo che vivono queste impressioni, che si rinnovano tutte le piu' forti emozioni, anche di altro genere, ed allora il senso di "esser vivi" viene riferito a questi vissuti, ma sempre al passato: eravamo vivi.
Come dire che ora che ci ripensiamo non lo siamo piu', però lo siamo stati: abbiamo sperimentato queste forti emozioni, quelle che ci hanno fatto sentire di esser vivi.
Così, ogni nostro tipo di impegno ci allontana da noi stessi, ci infila in un flusso, ci rende altri e come morti. Che differenza fa?
Quando allora siamo noi stessi? Quando siamo vivi? Ma, soprattutto, che cosa dobbiamo fare per esser vivi? Perchè come s'è visto il fare ci allontana dall'essere, è simile al sonno, alla morte.
Forse lo siamo solo quando riflettiamo, quando esercitiamo la nostra facoltà di autocoscienza?

E allora, se l'immergerci nel fare - anche nel fare piacevole, ed ancor piu' in quello spiacevole - ci rende altri, ci aliena, ci rende morti a noi stessi, perchè aver paura della morte?
La morte è essere in un altro stato, la morte è non essere presenti a noi stessi: non esserci.
Lo sperimentiamo mille volte al giorno. La morte è nulla.

Siamo morti perchè siamo sempre in ritardo rispetto al nostro presente (atto) : per questo motivo fuggiamo in avanti con l'immaginazione e con la progettualità (potenza); per questo motivo ci raccontiamo le storie e in particolare la nostra storia: abbiamo un continuo bisogno di riassumercela, di dirci chi siamo: per sentirci vivi, mentre siamo già morti.