existentia

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venerdì, aprile 25, 2008

1968-2008



Quarant'anni dal 68!
Non sembra vero, rivedere tutti quei volti noti tutti invecchiati!
Che impressione, li ricordo ancora oggi come allora, mi sembrano sempre giovani, contemporanei, ragazzi.... e invece sono vecchi e patetici. Alcuni sono già morti.
Io, come loro, non sono più giovane: ma non possiamo essere vecchi, non saremo mai vecchi: siamo al massimo ex giovani.

68: creatività, innovazione, rivoluzione, cambiamento, innamoramento, fermento, novità, spinta propulsiva, vita: tutto quello che oggi manca.
08: stagnazione, crisi, assuefazione, stanchezza, comodità, cinismo, ripetizione, chiusura, difesa: tutto scontato, nessun piacere, autunno delle passioni.

Solo grandi artisti son capaci di cogliere e sintetizzare lo spirito del tempo, di esprimerlo e viverlo nel momento stesso in cui appare.
Alcuni sanno interpretare magnificamente, come Andy Wharol o Antonioni, cito a caso; altri addirittura segnano la loro epoca, come i Beatles o Elvis Presley; non tutti vengono capiti subito dai contemporanei, come per es. Picasso o L.Fontana, segno che loro hanno capito prima degli altri il proprio tempo.
La massa procede senza rendersi conto, sbalordisce all'improvviso, meravigliandosi di ciò che è potuto accadere, di come è cambiato il mondo, di come si ritrova improvvisamente in un mondo diverso e non ha avuto il tempo di adeguarsi, di cogliere il cambiamento, tanto meno di pilotarlo.

Il compiacimento dei primi, il rimpianto degli altri.

Ma attenzione questa divisione riguarda solo l'occidente ricco, oggi c'è il resto del mondo che conta e conterà sempre più. L'occidente è il mondo dei vecchi: la fame e la volontà di potenza e la gioventù abitano il resto del mondo, che non è più relegato in un angolo, ma ha preso coscienza di sè, sta prendendo il sopravvento economico e involontariamente o meno ci riempirà di polvere.
Sarà il potere del servo, sarà il potere del numero.
Per l'occidente ricco resta un'ultima arma, potentissima: la tecnologia, ma nonè più solo nelle sue
mani.

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Per leggere tutto il documento ASP: http://www.flickr.com/photos/70913339@N00/2451709269/
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domenica, aprile 06, 2008

Vecchietti


Stanno rannicchiati sulle panchine
al sole o all'ombra come i gatti
i vecchietti del paese
contandosi.

sabato, aprile 05, 2008

Baratro


La vita non è che una progressiva discesa in un baratro, in fondo al quale la fine non è che una liberazione.
Questa è l'angoscia esistenziale dell'uomo, che sa che non lo aspetta altro che dolore, vecchiaia, malattia, impotenza, solitudine.
Allora le vie da percorrere appartengono ad una tipologia molto ristretta: la fuga nei piaceri (carpe diem), l'ascesi (i sadhus, i monaci), l'attivismo, l'ignoranza, la filosofia, la mistica (laica o religiosa).

La fuga è naturalmente una delle strade più facili, anche se bisogna esserci portati e richiede una certa perseveranza: approfittare e ricercare i piaceri, inseguire i vari démoni - sesso, denaro, potere - fa dimenticare il vero problema: se uno ha talento funziona, ma non risolve.

L'ascesi è una via seguita soprattutto nell'antichità: ritirarsi nel deserto, mangiare locuste...
Un documentario sui Sadus, gli asceti solitari indiani, mi ha impressionato per la forza evocativa: questi uomini davvero non pensano ad altro che a negarsi la vita per una buona morte, ossia la fine del samsara: il ciclo delle rinascite. Naturalmente è una fede, ma già il Budda aveva scoperto il paradosso e l'inutilità di questa via. L'ascesi, l'autoflagellazione, la penitenza, i digiuni, sono cose che non bastano mai a sè stesse, sono come le droghe richiedono continui aumenti delle dosi, non risolvono il problema.

L'attivismo è la soluzione tipica dei tempi moderni. Nelle nostre città non si fa che correre, bisogna darsi da fare, si è misurati da quel che si fa e da quello che si rende. L'avere prevale sull'essere; si lavora per obiettivi: raggiunto l'uno via l'altro; la compulsività pervade tutti gli aspetti dellla vita moderna: i giornali, la moda, i piaceri - musica, vini, libri, arte, viaggi - qualunque cosa va consumata in grande quantità, anche gli aspetti più nobili hanno una loro forma di consumismo e di urgenza.
C'è poca attenzione per la lentezza, per il piccolo, per il profondo, per il poco. E tralasciamo di parlare delle conseguenze e delle differenze (inquinamento, nord-sud, ricchi più ricchi, poveri più poveri). Quando va - cioè se non ci si ferma e quindi si va indietro, perchè è questa la logica, quella aziendale: un'industria o cresce o muore -,
è un metodo che funziona. Ma se solo si rallenta, ed è logico che arrivi il momento0 di rallentare, allora son dolori: è il metodo più autodistruttivo, a mio parere, ma anche il più diffuso, non risolve un bel niente.

La via dell'ignoranza è forse una delle migliori, ma credo che funzioni solo quando l'ignoranza è genuina, non quando volutamente si mette la testa sotto la sabbia, quando si vuole dimenticare il problema, che riaffiora sempre più drammatico.
L'ignoranza si accoppia come al solito con la povertà e questa, forse, è l'unica fortuna dei poveri del mondo. Mi viene in mente "La città della gioia". Una vita semplice, passata a mettere insieme il pranzo con la cena - quando pure c'è -,
tutta tesa alla sopravvivenza, mette più in contatto le persone, non dà tempo per pensare: il problema è la pagnotta, per vivere. Non dimentichiamo che tale situazione può rovesciarsi, può anche abbrutire. In generale però tiene lontani dall'angoscia primaria, come dire : chiodo scaccia chiodo.

La filosofia è la strada degli intellettuali, la strada di chi si pone il problema e cerca di chiarirselo razionalmente, di farsene una ragione, ma senza soluzione finale.
Ci sono tante filosofie naturalmente, e quelle che sembrano dare delle risposte sappiamo quali sono: stoicismo, epicureismo, scetticismo...In pratica sono le varie razionalizzazioni ed elaborazioni intellettuali delle altre vie, in genere lontane dalla pratica e poco efficaci, almeno rimanendo nell'ambito della filosofia occidentale.

Rimane la via della mistica. Laica o religiosa che sia sembra la via più accettabile. Sono due visioni diverse che hanno in comune il metodo. La differenza è la fede: la via più ardita e più semplice, che più facilmente arriva al cuore dell'uomo, ma che non passa il vaglio della filosofia.
La mistica laica è più strettamente legata alle visioni delle filosofie orientali, particolarmente al buddismo nelle sue varie scuole.E' la via che preferisco, ma non risolve il problema, lo può solo alleviare: puoi essere sereno quanto vuoi, ma la dura realtà è lì che ti aspetta.