existentia

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venerdì, aprile 10, 2009

Videogames


La vita di oggi è sempre piu' simile ad un videogioco.
Ho l'impressione, da tanti segnali, di una mutazione antropologica in atto.
Innanzitutto una diversa percezione del tempo. Sembra che il tempo abbia subìto una compressione: uno schiacciamento nel presente. Occorre molta attenzione in queste considerazioni, perchè la percezione del tempo, da sempre, muta con l'età.Il tempo dell'infanzia è un tempo che dura tantissimo, le giornate, gli anni, non passavano mai. Il tempo attuale scorre sempre piu' veloce: finita un'estate è già in arrivo l'altra; non facciamo a tempo a dimenticare un Natale che c'è già da pensare al nuovo Natale: "motus in fine velocior", lo dicevano già gli antichi. Come dice il filosofo: non possiamo risalire al tempo della nostra nascita e non vedremo mai la nostra morte, ed in questo senso siamo eterni.

Purtuttavia la percezione del tempo, il tempo psicologico, sta cambiando, si sta comprimendo: il passato passa in fretta ed è subito lontano e dimenticato; il futuro, anche se arriva rapidamente, è considerato altrettanto remoto. Tutto si gioca al presente.
Ma anche nello spettacolo si può cogliere questa mutazione. I tempi, nei film p.es., sono sempre piu' veloci: le scene si susseguono rapidamente, si alternano con i flash back, è addirittura difficile seguirle talvolta. Ben diversi sono i tempi dei classici teatrali; siamo ormai così condizionati che ci stancano, siamo impazienti, ci annoiamo subito, non siamo piu' abituati alla riflessione.

Ciò che determina questo andamento è il consumo. Gli oggetti d'uso invecchiano prestissimo e altrettanto velocemente si sostituiscono.La tecnologia li trasforma continuamente e rapidamente, tanto da essere dopo poco tempo completamente diversi. Se si guasta una parte dobbiamo sostituire il tutto.
La cultura del recupero, del rimedio, del rattoppo, del bricolage non esiste piu', come non esiste piu' certa manualità, se non a livello specialistico: una manualità che anticamente era patrimonio comune di un popolo o di un'etnia o sia pure di una comunità. L'usa e getta è la piu' deleteria delle invenzioni umane: oltre i chiari problemi ecologici, comporta l'incorpamento di un'abitudine alla sostituibilità che diventa mentalità e modus.

Arriviamo così al campo dei valori. Come si sostituiscono gli oggetti d'uso, così pure si sostituiscono le persone: il criterio di valutazione diventa l'efficienza, il valore della persona è la funzione. La sostituibilità gioca questo ruolo, ma è ben accompagnata dalla precarietà.
La precarietà, ormai onnipresente e ineliminabile, costringe a vivere in un equilibrio instabile, in situazioni che possono essere e non essere. Le certezze diventano temporanee: le offerte del mercato vanno prese al volo, un banco apre, l'altro chiude, chi è dentro è dentro. E' semplice fare esperienza di questa volatilità, basta provare ad acquistare un certo modello di telefonino oppure un volo per qualche destinazione turistica e volerlo trovare a basso costo, come effettivamente si possono trovare. Va da sè che è un'impresa.
Infatti, dal momento che si decide di acquistare, sembra che le occasioni si volatilizzino. Onde per cui si cambia sistema e si acquistano le cose non quando servono, ma quando sono in offerta, ossia non è il cliente a decidere quando comprare, ma è il fornitore. E così tutto diventa aleatorio, volatile, c'è e non c'è, se c'è si usa, se non c'è ....nondum matura est.
Del resto abbiamo troppo e viviamo di superfluo, quindi si può sostenere un simile andamento.

Sta di fatto però che determinate richieste sono rigide e che le disponibilità sono limitate: si deve pur mangiare tutti i giorni, ci si ammala ancora ed occorre curarsi, occorre vestirsi e muoversi, c'è ancora il bisogno di relazionarsi agli altri.
E' in questi frangenti che sperimentiamo la limitatezza del nostro sistema, la sua instabilità, la sua scarsissima profondità, la sua leggerezza, la sua fragilità; di piu', la sua inconsistenza.

Che posso dire? Preferisco la stabilità della sedia a quella della bicicletta; preferisco le case in pietra a quelle in cemento armato; preferisco le tradizioni, la memoria; son capace di affezionarmi a degli oggetti, perchè trasmettono il ricordo di chi li ha usati o di chi li ha fatti - "questa è l'ascia di mio nonno; mio padre ha sostituito la lama, io ho rifatto il manico"(Black sea) -; vorrei che i miei figli curassero la vigna che gli lascerò in eredità; vorrei che i miei figli sapessero chi erano i loro nonni, e i bisnonni e gli altri avi e parenti, e che hanno combattuto le guerre, quelle vere...., ma loro, loro non sanno neppure chi sono i loro genitori! e neanche che combattono la battaglia per sopravvivere.