existentia

******************************************************************** ********"Viviamo tutti nel fango, ma qualcuno di noi guarda le stelle" ( O.Wilde ) ********************************************************************

mercoledì, giugno 23, 2010

Credenze

Le credenze si scelgono e, se non funzionano, si cambiano. (Antony Robbins)

Credo che si stiano per aprire tre porte della conoscenza: quella dell'universo, quella della vita e quella della coscienza. (G.Steiner)

Credo di aver fatto un errore irrimediabile, che ha ingessato la mia vita; ma l'errore potrebbe essere questa credenza.

Non ho certezze.

Credo che la vita finisca con la morte.

Credo che la morte faccia parte della vita.

Credo nella dignità di ogni essere biologico,
credo che ci sia una scala di complessità degli esseri biologici e quindi di valore:
vegetali, animati, senzienti, autocoscienti.

Credo che in questo mondo ci sia spazio per tutti, l'importante è trovare le condizioni per non pestarsi i calli.

Credo che una volta morto sarò dimenticato in capo ad una settimana.
(Soffriranno per un pò la mancanza del servo; ma si sa, i servi vengono subito sostituiti.)

Credo che la follia abiti l'uomo al pari della ragione, o meglio, come dice Kant, siamo una piccola isola di razionalità in mezzo ad un oceano di irrazionalità e mistero.

Cultura


Esistono almeno duecento definizioni del termine "cultura", ecco alcune delle mie preferite.

-Le tradiziono socialmente apprese ed acquisite e i modi di vivere dei membi di una società, ivi compresa la maniera strutturata e reiterata di pensare, sentire ed agire. (Marvin Harris)

-L'urlo degli uomini in faccia al loro destino. (M.Camus)

-Learned and sheared behavior. (sito: Becaming human dello Smithsonian Inst.)

-La somma delle cose ovvie in una società. (Hofstatter)

-La parte di ambiente prodotta dall'uomo. (Konrad Kostling)

-Un complesso di conoscenze garanti dell'identità, che si oggettivano in forme simboliche come miti, canti, danze, testi, paesaggi.. (Jan Assman)

-La cultura di una società consiste in ciò che si dev saper o credere per poter operare in una maniera accettabile dagli altri suoi membri. (Ward Goodenough)

-L'insieme dei mezzi e dei dispositivi tecnici, l'esito dell'apprendimento tramite la capacità di selezionare gli stimoli, in ordine alla necessità biologica essenziale dell'esistenza. (Arnold Gehlen)

-Les activités supérieures de l'èsprit.

-L'ensemble des manieres de vivre d'une population donnée.

-Forme coerenti di significato. (Sartre)

lunedì, giugno 07, 2010

Carbonia - Museo del Carbone












Questo museo mostra in uno, con forza e sapiente efficacia:

- l'ideologia di un'epoca: la razionalità borghese;

- il suo errore di fondo: la presunzione di bastare a sé stessa;

- i suoi magnifici frutti: le strutture moderniste, metafisiche;

ma, soprattutto,

- la capacità di resistenza e di adattamento dell'uomo, con i suoi pesanti sacrifici
per conquistarsi il pane e la dignità.

domenica, giugno 06, 2010

Interventi mancati

BIOETICA


L'area sacra si restringe sempre piu', ma diventa sempre piu' affollata. L'ultimo entrato è Craig Venter.

Ha ben colto la d.ssa Morelli l'approccio individualistico della bioetica.
Vorei sapere appunto se la bioetica non si dovrebbe occupare di qualcosa che secondo me è il tema dominante che sta alle spalle di tutti gli altri problemi e non viene considerato che dai suoi specialisti (stavo dicendo sacerdoti): la demografia.
La sola parola evoca scenari e problemi globali e complessi, ma se non è questo il caso di occuparsi di bio-etica, cosa lo è? Occorre allargare lo sguardo, dopo circa due secoli che, anche giustamente, ci si occupa principalmente dell'individuo come persona, per guardare all'individuo come elemento di una collettività, come razza umana che naviga su queso unico pianeta azzurro.

Non sarebbe questo un occuparsi principalmente di bios e di etica?



MUSEOLOGIA



Sono uno studente a tempo ... molto parziale.

Un museo, contrariamente a quanto ho sentito, non ha bisogno di visitatori, ha bisogno di esserci.
Mi spiego.
StA è l'isola del museo che non c'è, anzi, grazie al cielo sta per esserci.
Ora, dopo trent'anni stanno finalmente sistemando il museo per aprirlo finalmente a Pasqua.
A chiunque chiediate, dall'ultimo scemo del villaggio al primo cittadino, a StAntioco sapranno dirvi che cos'è un reperto archeologico e ne conoscono il valore; chiunque sa qualcosa del passato,
chiunque sarà orgoglioso di mostrarvi dove si trovano i siti archeologici o le catacombe, o il magazzino per decenni adibito a museo. Un museo che non è un museo, ma un deposito temporaneo (temporaneo all'italiana, naturalmente).
A StA il museo che non c'è è nella testa di tutti i suoi abitanti. Tutti conservano in casa qualche coccio; esistono diverse importanti collezioni private; si favoleggia di chi, in campagna, trovò pentole piene di monete d'oro e si arricchì...soprattutto i ladri!...

Qui alla Cittadella, quella statua bassa e tozza che vi accoglie all'ingresso è il Dio Bes, è di StA; quella grande statua romana, all'interno del museo, la trovarono in una cantina della sorella di mia nonna; ogni tanto si sfonda qualche muro e si scopre un ipogeo, si trovano tesori archeologici, come quel grade sarcofago. Lo vidi da piccolo ancora nell'ipogeo, sinistramente illuminato da un fuoco acceso per poter vedere. Anche le pietre del basamento della statua di Carlo Felice, in piazza Yenne, vengono dalle antiche strade romane di StA: lo racconta P.Valery nel suo Viaggio in Italia.

Attorno al 1750 StA era disabitata, solo qualcuno ogni tanto andava a coltivarci qualcosa e l'isola, per via delle scorribande dei saraceni era deserta. Anche una mia lontana parente venne rapita nell'ultima incursione del 1815. Divenne la favorita del Bey di Tunisi....,ma per l'eredità niente da fare...
Insomma non esiste una popolazione autoctona: è sempre stata un porto di mare anche se importante. La popolazione piu' antica era costituita dai "gruttaius"...maurreddus insomma, abitanti degli ipogei punici.

Ci sono molti stranieri che hanno deciso di vivere in quest'isola; tutti però sentono di avere qualcosa in comune con gli antichi abitanti, tutti si sentono discendenti di quegli scheletri che fanno mostra di sè nelle catacombe o di quelli che, fino a non molti anni or sono, bruciavano sotto il sole nella collina degli ipogei.
Un giorno, recentemente, osservavo una cinese, di quelle delle bancarelle. Era cinese, sì,...ma sembrava di StA! Chissà, un giorno anche lei penserà di discendere da quegli scheletri...

Insomma: il museo che non c'è è il minimo comun denominatore di chi abita a StA, il suo referente identitario forse piu' importante. Pochi vanno a vedere il museo, che è per i turisti, ma tutti sanno che c'è, tutti sanno che è il loro patrimonio, per tutti è la loro identità.

Non sono necessari i visitatori: è necessario il Museo. Presto ci sarà. Il Museo deve solo esserci.
Il resto è organizzazione, il resto è solo economia, turismo e così via.

Per esserci, infine, un museo deve comunicare. Se a Trecastagni c'è un museo del pane, io turista andrò a vederlo, io turista so di cosa si tratta, io turista già mi faccio un'idea dei suoi abitanti.
Ma se a Cagliari c'è un museo "Pilloni", io cagliaritano, come faccio a sapere di cosa si tratta?
L'ho scoperto per caso da un articolo di giornale, ma già ora non ricordo piu' di cosa tratta: anche il nome è importante per un museo...per comunicare.

Per concludere: un museo è almeno una tessera dell'identità di una popolazione, un museo è nella loro testa, un museo deve esserci, un museo deve comunicare. Il resto non è meno importante, ma è solo economia, turismo, organizzazione, contorno.