existentia

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domenica, giugno 06, 2010

Interventi mancati

BIOETICA


L'area sacra si restringe sempre piu', ma diventa sempre piu' affollata. L'ultimo entrato è Craig Venter.

Ha ben colto la d.ssa Morelli l'approccio individualistico della bioetica.
Vorei sapere appunto se la bioetica non si dovrebbe occupare di qualcosa che secondo me è il tema dominante che sta alle spalle di tutti gli altri problemi e non viene considerato che dai suoi specialisti (stavo dicendo sacerdoti): la demografia.
La sola parola evoca scenari e problemi globali e complessi, ma se non è questo il caso di occuparsi di bio-etica, cosa lo è? Occorre allargare lo sguardo, dopo circa due secoli che, anche giustamente, ci si occupa principalmente dell'individuo come persona, per guardare all'individuo come elemento di una collettività, come razza umana che naviga su queso unico pianeta azzurro.

Non sarebbe questo un occuparsi principalmente di bios e di etica?



MUSEOLOGIA



Sono uno studente a tempo ... molto parziale.

Un museo, contrariamente a quanto ho sentito, non ha bisogno di visitatori, ha bisogno di esserci.
Mi spiego.
StA è l'isola del museo che non c'è, anzi, grazie al cielo sta per esserci.
Ora, dopo trent'anni stanno finalmente sistemando il museo per aprirlo finalmente a Pasqua.
A chiunque chiediate, dall'ultimo scemo del villaggio al primo cittadino, a StAntioco sapranno dirvi che cos'è un reperto archeologico e ne conoscono il valore; chiunque sa qualcosa del passato,
chiunque sarà orgoglioso di mostrarvi dove si trovano i siti archeologici o le catacombe, o il magazzino per decenni adibito a museo. Un museo che non è un museo, ma un deposito temporaneo (temporaneo all'italiana, naturalmente).
A StA il museo che non c'è è nella testa di tutti i suoi abitanti. Tutti conservano in casa qualche coccio; esistono diverse importanti collezioni private; si favoleggia di chi, in campagna, trovò pentole piene di monete d'oro e si arricchì...soprattutto i ladri!...

Qui alla Cittadella, quella statua bassa e tozza che vi accoglie all'ingresso è il Dio Bes, è di StA; quella grande statua romana, all'interno del museo, la trovarono in una cantina della sorella di mia nonna; ogni tanto si sfonda qualche muro e si scopre un ipogeo, si trovano tesori archeologici, come quel grade sarcofago. Lo vidi da piccolo ancora nell'ipogeo, sinistramente illuminato da un fuoco acceso per poter vedere. Anche le pietre del basamento della statua di Carlo Felice, in piazza Yenne, vengono dalle antiche strade romane di StA: lo racconta P.Valery nel suo Viaggio in Italia.

Attorno al 1750 StA era disabitata, solo qualcuno ogni tanto andava a coltivarci qualcosa e l'isola, per via delle scorribande dei saraceni era deserta. Anche una mia lontana parente venne rapita nell'ultima incursione del 1815. Divenne la favorita del Bey di Tunisi....,ma per l'eredità niente da fare...
Insomma non esiste una popolazione autoctona: è sempre stata un porto di mare anche se importante. La popolazione piu' antica era costituita dai "gruttaius"...maurreddus insomma, abitanti degli ipogei punici.

Ci sono molti stranieri che hanno deciso di vivere in quest'isola; tutti però sentono di avere qualcosa in comune con gli antichi abitanti, tutti si sentono discendenti di quegli scheletri che fanno mostra di sè nelle catacombe o di quelli che, fino a non molti anni or sono, bruciavano sotto il sole nella collina degli ipogei.
Un giorno, recentemente, osservavo una cinese, di quelle delle bancarelle. Era cinese, sì,...ma sembrava di StA! Chissà, un giorno anche lei penserà di discendere da quegli scheletri...

Insomma: il museo che non c'è è il minimo comun denominatore di chi abita a StA, il suo referente identitario forse piu' importante. Pochi vanno a vedere il museo, che è per i turisti, ma tutti sanno che c'è, tutti sanno che è il loro patrimonio, per tutti è la loro identità.

Non sono necessari i visitatori: è necessario il Museo. Presto ci sarà. Il Museo deve solo esserci.
Il resto è organizzazione, il resto è solo economia, turismo e così via.

Per esserci, infine, un museo deve comunicare. Se a Trecastagni c'è un museo del pane, io turista andrò a vederlo, io turista so di cosa si tratta, io turista già mi faccio un'idea dei suoi abitanti.
Ma se a Cagliari c'è un museo "Pilloni", io cagliaritano, come faccio a sapere di cosa si tratta?
L'ho scoperto per caso da un articolo di giornale, ma già ora non ricordo piu' di cosa tratta: anche il nome è importante per un museo...per comunicare.

Per concludere: un museo è almeno una tessera dell'identità di una popolazione, un museo è nella loro testa, un museo deve esserci, un museo deve comunicare. Il resto non è meno importante, ma è solo economia, turismo, organizzazione, contorno.