existentia

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giovedì, giugno 11, 2009

Tre donne


Lea.

Credo che difficilmente gli altri la considerino molto bella. A me piace moltissimo.
Ha un profilo prognato, che guarda in avanti; non concede confidenze: è tutta orientata al discorso in corso: sarà merito del suo mestiere.

Fine, colta, giovane, slanciata, sembra nascondere una sensualità prorompente.
Ultimamente l'hanno inquadrata a tutta figura, di tre quarti, come vista da dietro le quinte:
è bellissima, ed ha anche delle belle gambe - dalle quali dipendeva la nobiltà, secondo Céline.
E' anche un'esperta, - di politiche orientali, mi pare - una cosa ben rara dalle nostre parti.

L'adoro e non so bene perchè. Ma, come sempre succede, quando un' apparenza ti rapisce, non è per ciò che appare, ma per ciò a cui rimanda.

Semplice, moderna ed elegante dà l'impressione di rappresentare un mondo preciso, senza sbavature, dove ogni cosa ha il suo posto. Eppure anche lei avrà i suoi problemi, le sue ansie, le sue aspirazioni; la sua corporeità con annessi e connessi: raffreddori, necessità vitali, escrezioni, disordini da sistemare, appetiti, sentimenti; anche lei avrà i suoi peccati inconfessabili.
Eppure, quando appare, tutto ciò non è considerato, non esiste: alle sue spalle c'è solo la perfezione.


Serena.

Giovanissima, carina, intelligente (la si direbbe di un altro paese), non ha una bellezza che ti colpisca per qualche particolarità, tanto che non è facile riconoscerla subito.
Molto orientata ai suoi problemi, dà un'impressione di autonomia, che subito ti attrae.
Minuta, trasmette tutta l'attrattiva delle persone delicate che sembrano aver bisogno di protezione.
Il contrasto è invece evidente con la sua determinazione.
Si sente che è lei a decidere le cose, ad attribuire le priorità, pur con tutta la sua delicatezza e la sua gentilezza.
Nei modi di fare sembra sempre far riferimento ad ordini di senso superiori, che già hanno stabilito come devono stare le cose: non può essere lei a cambiarle, nè tanto meno gli altri; figuriamoci tu!
In questo, ma anche nella figura, mi ricorda Tati, amica del cuore di tanti anni fa. Anche lei rimandava ad un mondo superiore di ordini prestabiliti; e questo, insieme alla sua figura, ai suoi modi cortesi, alla sua bella voce mi faceva semplicemente sognare.

Col senno di poi ora temo l'inganno. Non credo che mi farei piu' ingannare - affascinare sempre - da questi aspetti etici ed estetici: so come si possono rivoltare. Non in sè, ma in te e nella relazione: con l'uso, col tempo, con l'abitudine. Il sogno, l'ideale, il rimando rivelano la loro inconsistenza: rimane la realtà, il corpo del reale: la relazione e la sua sostanza.
Gli intenti divergono, le volontà si scontrano, i sogni svaniscono e le necessità si manifestano.
Soprattutto l'apparenza muta rapidamente. Quella apparenza che ti aveva ispirato è la prima cosa a scomparire, tutto assume un altro aspetto.

L'inganno della natura, la dura legge dell'impermanenza.


Bianca.


Decisamente non definibile bella; non molto curata; minuta, non piu' giovane anche se giovanile; occupata da famiglia e lavoro, spesso stanca.
Bè, non è proprio una casalinga depressa: ha i suoi interessi e li coltiva, è simpatica e dolce.
Separata con un figlio.
Interessante farci un pensierino: un gedanken experiment.
Se fosse la mia compagna?
Non potrei essere ingannato, perchè non ne sarei innamorato e quindi sarebbe una scelta intelligente.
Curioso immaginare questo rapporto, sicuramennte avrebbe tutt'altre caratteristiche da quello attuale: garbo, delicatezza, condivisione di interessi, rispetto.
Forse nascerebbe anche qualche attrazione fisica: una conseguenza, piu' che altro.
Magari, col tempo, spunterebbero anche incompatibilità, ma ci sarebbe forse abbastanza maturità per poterle superare.
Insomma, dominando l'istinto forse farei la scelta migliore.