existentia

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martedì, febbraio 17, 2009

Editoriale


Non amo parlare di politica, ma ora, dopo le ultime elezioni sarde, sento il bisogno di esprimere tutta la mia delusione.
La delusione non è rivolta nè ad una classe di politici, nè ad un partito o ad una coalizione di partiti. L a delusione deriva dal fatto che non è passata una determinata cultura, ma è passata una cultura opposta.

Un territorio, un ambiente è definito da una composizione sinergica tra l'ambiente fisico, con i suoi vincoli e le sue possibilità, ed il mondo umano che lo abita, con la sua storia, la sua cultura ed i suoi progetti.

La cultura che è passata con queste elezioni mi sembra la cultura delle cicale in opposizione a quella delle formiche. Sembra che la gente comune non riesca a capire certi messaggi, ma è più che logico: è sufficiente confrontare ciò che passa nei nostri canali Tv con quel che passa invece nelle Tv di altri paesi, per darsene una spiegazione. (Provare per credere).

Una proposta culturale tesa a segnare un riscatto, a promuovere lo sviluppo dei paesi dell'interno, a frenare la cementificazione delle coste, ad indirizzare i consumi in senso ecologico, a valorizzare le tradizioni facendo un salto nella modernità senza ridurle a kitch folkloristico ad uso commerciale, a governare il turismo per non farsi prendere la mano stravolgendo il territorio, a salvaguardare l'ambiente dal punto di vista estetico, a proteggere le fasce sociali più deboli, a modernizzare gli apparati ponendo tutti i cittadini sullo stesso piano, una cultura quindi tutta protesa a ceare le condizioni fondamentali perchè potesse continuare un certo sviluppo salvaguardando le nostre ricchezze è stata fermata.
Ad averla fermata è una cultura non lungimirante, tesa semplicemente al progresso economico senza responsabilità, una politica da arrembaggio che favorisce i più forti, tesa a fare della Sardegna il parco divertimenti dei ricchi e potenti di turno, tesa allo sfruttamento immediato di tutte le risorse del territorio, che cancella i tratti culturali specifici per ridurli a merce per turisti di passaggio, che darà via libera ad ogni sorta di progetti avventuristici e si fonderà sul consenso delle stesse masse popolari che saranno felici di conquistarsi un posto da cameriere o, se va meglio, da kaddy, ma non avranno più un posto dove andare a prendere il sole.

Dio voglia che mi sbagli e che, chi ha conquistato il potere, abbia un pò di senno.
Ma il dato certo è che ha prevalso, ed era ovvio ripeto, la cicala e il lustrino.
Il tritacarne turistico-televisivo ci omogeneizzerà e la Sardegna vivrà solo nei depliants.