existentia

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domenica, dicembre 28, 2008

Gli occhi tristi della bulimia


"L'Italia ha gli occhi tristi.Mi preoccupa: vedo una concentrazione di tristezza senza precedenti."

... "Per tutti, il problema è trovare un senso all'esistenza. E' chiaro che a questo Paese abbondante ed eccessivo, ormai nulla basta più"....
Dopo due giorni d'attesa il priore francese si scusa di non poter interrompere le giornate di silenzio.

Non c'è un senso dell'esistenza, come non c'è un fine della natura.
L'uomo è mosso dal desiderio, che non ha limiti.

"Le persone si scoprono sole, abbandonate, impaurite, senza radici....Cambiano i mondi vitali:...affiora l'individualismo della superstizione....(non c'è) un progetto di fede collettiva...l'ateismo devoto...invita a superare le crisi aumentando i consumi."

"tra chiese vuote e messe deserte, un flusso inarrestabile intasa conventi e monasteri"

"Il dramma è l'autoreferenzialità collettiva, lo sfarinamento nazionale innescato dal mercatismo senza regole."

"non si ha idea di quanta gente cerchi l'opposto di ciò che il format definito vita ci impone"
(citazioni da un art. di Repubblica del 22.12.08)

L'individualismo impera, ma la massa si ritrova a fare le stesse cose, a sbandare come una nuvola di uccelli in volo, mentre non c'è più un indirizzo comune (religione) o un senso obbligato (politica).

L'eccesso è una costante, anche nell'intenzione di volerlo limitare: eccessi di ascetismo, eccessi di silenzio...Ben l'aveva capito Siddharta.

"mi riunii ai penitenti, vissi nella foresta, soffersi il caldo e il gelo, appresi a sopportare la fame, appresi a far morire il mio corpo......Troppa scienza l'aveva impacciaro, troppi sacri versetti, troppe regole per i sacrifici, troppa mortificazione, troppo affanno di azione!.....In questo sacerdozio, in questo orgoglio, in questa spiritualità, s'era annidato il suo Io, là sedeva indisturbato e prosperava, mentr'egli credeva di ucciderlo con digiuni e penitenza....."
(H.Hesse,Siddharta)

Sembra una costante insopprimibile dell'uomo: si vuole sempre di più.
Mangiare di più, bere di più, avere di più. Una casa sempre più grande e sempre più comoda, un'auto più bella e più potente, vestiti più belli e da cambiare più spesso, viaggiare sempre di più e sempre più lontano, guadagnare sempre di più e soprattutto più dei conoscenti; sempre più gadgets, Tv sempre più grande; ma anche la cultura ha i suoi di più: più libri, più film, più conferenze, più amici...
Consumiamo sempre di più, buttiamo sempre di più.
Eppoi dobbiamo produrre sempre di più: il PIL è il nostro giudice.
Lavoro, produttività, premi di produzione, minori costi, minori spese, più guadagni, più consumi: così è fatta la nostra economia.

Ma il problema vero è un altro, il problema è il limite: katà metròn, la giusta misura.
E' forse l'ibris il nostro nuovo grande peccato, l'andare oltre la misura, oltre i poteri , oramai, non più dell'uomo, ma della Natura.

Non vedo rimedio se non in una presa di coscienza collettiva, che non so se potrà mai arrivare, perchè è ovvio che se non è collettiva è perfettamente inutile.
Solo il pensiero buddista mi sembra bene indirizzato su questo piano.
In seconda battuta vengono vari saggi, pochi e isolati, come p.e. Serge Latouche, Albert Jacquard, Aldo Capitini... Non ho buone speranze, perchè l'egoismo umano funzionerà solo quando ognuno sentirà gli effetti di questo comportamento su di sè. Speriamo non sia troppo tardi per l'umanità; sicuramente sarà troppo tardi per la qualità della vita di ciascuno di noi: questo è il peggior risultato dell'attuale mancanza di comprensione.