Relativismo

La Repubblica 3.11.08
Notizia 1 : Oxford cancella il Natale.
Il presidente dei consigli musulmani dice:-Il Natale è la data attesa da tutti...
anche gli islamici e le altre confessioni lo aspettano con trepidazione....Il Natale è una festa speciale, non può essere cancellato con un tratto di penna.E' legittimo che i cristiani si sentano offesi, ma credo che il 99% della gente e quindi anche molti non cristiani siano contrari. Il Natale fa parte dell'essere britannici.
Così anche il rabbino E.B.:- Qualsiasi iniziativa che diluisce la cultura tradizionale e la cristianità del Regno Unito, non è positiva per l'identità britannica
Notizia 2: Il Dalai lama contro la Cina.
"Per il mio popolo è stata pronunciata una condanna a morte. Questa antica nazione e la sua eredità culturale stanno morendo."
Notizia 3: Il Papa: con le superstizioni la fede è a rischio.
"Gli uomini e le donne desiderano ancora la vita eterna o l'esistenza terrena è diventata il loro unico orizzonte?"
"E' necessario evangelizzare la realtà della morte e della vita eterna, realtà soggette a credenze superstiziose e a sincretismi ....".
E' straordinario trovare tutte insieme nello stesso giorno queste notizie, così simili tra loro nonostante la distanza di contenuti.
C'è molto da riflettere : di cultura, di identità, di diritto, di credenze, di libertà; in una parola: di vita , di uomini, ossia dell'essere uomo.
L'uomo non è riducibile; l'uomo è un tutto che dà senso al mondo, il suo personale senso, frutto di ciò che è in quanto prodotto di sedimentazioni culturali, di tradizioni, della sua personale elaborazione di tali retaggi, in coesistenza con le altre visioni, anzi, come oggi si dice, con le visioni altre.
Ciascuno ha le sue personali credenze, che non sono verità, cosa di cui deve essere pienamente consapevole, che devono coesistere con le credenze di ciascun altro; ognuno ha le sue tradizioni, le abitudini a cui deve avere la libertà di poter essere attaccato. Se il mondo cambia, va bene ugualmente, non si può fermare il cambiamento. Ma non deve essere, il cambiamento, imposto con la forza, nè subdolamente con la forza del numero, nè con gli ordinamenti imposti dall'alto, per non dire della violenza.
E' un problema delicato, perchè se un'usanza è deleteria, va pur cambiata.
Ma se p.es. in un popolo è diffusa una superstizione, è giusto estirparla? se è invalsa una usanza inutile o addirittura dannosa, va eliminata? Se è più pratico usare coltello e forchetta, bisogna vietare di mangiar con le mani? L'uso del profilattico per evitare il contagio, va imposto? Il matrimonio omosessuale va concesso? L'infibulazione va estirpata anche laddove viene normalmente praticata? La sharia va rispettata da tutti i cittadini di uno stato che l'ha adottata? La maggioranza può imporre la sua volontà?
Occorrerà studiare il problema dei limiti del potere.
Dibattiamo, discutiamo, ma lasciamo a ciascuno la sua libertà e le sue credenze, purchè non le si voglia considerare vere o universali. Sta qui la tolleranza: nel pensare che il mondo possa essere visto, interpretato e intenzionato in modo diverso dal nostro; nel pensare che qualcosa ci possa sfuggire e che gli altri possano vederci meglio di noi; nel concedere un'apertura di credito agli altri e il dubbio della fallibilità a noi.

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