existentia

******************************************************************** ********"Viviamo tutti nel fango, ma qualcuno di noi guarda le stelle" ( O.Wilde ) ********************************************************************

venerdì, maggio 02, 2008

Plaza de toros



L'educazione d'un giovane torero francese - visibilmente d'origine algerina - era il soggetto d'un documentario che mi ha affascinato. Un ragazzino di 17 anni, che con un duro apprendimento riusciva a diventare toreador e uomo: praticamente un rito di passaggio.
Man mano che andava avanti il filmato cresceva anche la tensione, perchè crescevano in me sentimenti contrastanti. Non sono un animalista, ma non sopporto la crudeltà, non sopporto il dolore e neppure la sua visione o peggio, spettacolarizzazione.
Eppure c'era dentro anche tanto fascino, che poi ho capito in cosa consisteva.
L'ascesa del principiante fino a diventare matador, non è solo uno spettacolo ben organizzato: è un'impresa, una grande impresa, liberamente scelta.
Esteticamente paragonabile al Bolero di Ravel nella coreografia di M.Bejart: un crescendo che ti prende dall'inizio alla fine e che ti lascia di colpo, frastornato; la magia dell'arte, l'arte nella sua massima espressione e purezza: sogno, trasfigurazione, superamento del limite.
Eppure c'è di mezzo la vita, la vita è messa in gioco: lentamente, come quella del cavallo - antico carro armato, con le sue bardature - abbattuto dal toro, mentre a stento si salva il toreador che lo cavalca, o velocemente, come il toro atterrato dalla spada al centro dell'arena.
C'è tanto colore : bianco, rosso , oro, costumi che trasfigurano.
C'è la violenza, c'è la morte di un toro che soffre per lo più, anche se si può dire che toro e torero giocano quasi alla pari.
E' un'impresa nella quale l'uomo si misura con sè stesso: per andare fuori misura: oltre sè stesso.
E' una di quelle poche occasioni in cui l'uomo si pone fuori dal sociale, per stare nel politico -
il riferimento è naturalmente ad H.Arendt - , per essere libero e decidere da sè le cose grandi.
Una di quelle occasioni ormai così rare, nella vita sociale moderna, tutta tesa alla sicurezza, alla conservazione, al conformismo, alla piattezza, da far ritornare l'uomo uomo: libero davanti al proprio destino.