existentia

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martedì, febbraio 05, 2008

Sonno


Il problema sembra essere non tanto quello di dare un senso al nostro vivere, quanto quello di svegliarsi da un sonno, nel quale sempre ricadiamo, mentre cerchiamo di capire il mondo.

Tutti i miei sforzi sono tesi ad acquisire conoscenze: per sapere chi sono, da dove vengo, dove vado, come è fatto il mondo, chi sono i miei compagni di viaggio. Questa ricerca è defatigante ed assume l'aspetto di una accumulazione, assume l'aspetto di un avere anzichè di un essere, inutile, soprattutto quando diventa routine e fa perdere di vista il suo senso, prendendo così forma di alienazione e portando ad un sonno, dal quale saltuariamente ci svegliamo e che ci atterrisce, perchè scopriamo di avere solo perso tempo: non abbiamo concluso nulla, non abbiamo raggiunto alcunchè, mentre avvertiamo soltanto la fine più vicina.

Ma allora è forse inutile cercare di rimanere svegli, intestardirsi a voler capire. E' come voler capire o vedere il "campo di Higgs": vedere che tutto si unifica, avere una spiegazione del mondo.

Conviene allora mantenere il vuoto, stare sospesi, continuare a sognare, continuare la propria strada, stare semplicemente ad osservare il mondo che scorre sotto i nostri occhi, finchè abbiamo occhi per vedere, finchè abbiamo sensi per apprezzare: è questo il nostro essere.