Manie


Mi ritrovo delle piccole manie che altro non sono se non la metamorfosi di altri attaccamenti - e, al fondo, della originale angoscia di morte - che rispuntano, sotto altre forme, ogni volta che sotto una determinata forma si riesce ad esorcizzarli.
Così scopro che questo è il significato della mia piccola passione per i gadgets tecnologici: quel che conta veramente è avere a disposizione delle possibilità, poco importa usarle, averne bisogno.
Conta il potere, conta il sapere che, se dovessi averne bisogno, posso disporne.
Anche se sono perfettamente cosciente che non ho mai avuto bisogno in tutta la mia vita di un navigatore satellitare e che mi servirà ben poco in futuro, mi affascina l'idea che ora posso, con solo qualche click - sembra un miracolo - sapere dove sono e che strada percorrere.
Questo fatto, ripetuto per altro in mille altre forme, non è che il sintomo della prevalenza del mezzo sul fine. Non uso uno strumento perchè mi serve, ma, disponendo di uno strumento
che ha determinate possibilirà, lo uso anche se non mi serve.
Non è più l'uomo che usa la tecnica, ma le tecnica che usa l'uomo.
Non me ne faccio nulla di andare a New York, ma ci vado perchè c'è un volo low cost e potrò vantarmene con gli amici.
Sono evidenti le conseguenze sull'uomo e sull'ambiente di un tale modo di compotrarsi.
Coerentemente con la mia pratica buddista, cerco di essere consapevole di questi fatti e cerco, non ostante la mia passione per la tecnologia, di evitare gli attaccamenti o la dipendenza per poi magari scoprire che, evitati da una parte, ritornano da un'altra.
Ecco che anche nella mia ansia di leggere e scoprire nuove visioni del mondo che posso fare mie, ritrovo questo attaccamento.
Qui ci starebbe bene una riflessione sul senso che ha la lettura: sulla quantità, sulla qualità, sui fini.

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