Questione di tempo

"il sempre piu' in fretta nasconde il vuoto interiore; il sempre meglio, sempre piu', nasconde una rimozione, quella dell'oltre" (J.Hillman)
Ho fatto una scappata fuori paese , per controllare certe cose, era pomeriggio. Un bel pomeriggio, non troppo caldo; le spiaggette riparate avevano davanti un mare perfetto: calmo, caldo e pulito; un mare invitante...e infatti, contrariamente a quanto pensavo, c'era molta gente.
Era l'ora ideale, quella in cui non c'è il sole che scotta, ma l'acqua è calda, non c'è ancora l'umido o la brezza della sera e ci si può attardare: nessun pensiero, nessun inconveniente, nessuna fretta, solo quello stato indecidibile di sintonia in cui ti identifichi con la tua pelle sospesa tra lo spirito e il mondo fisico circostante.
Ho sperimentato tante volte questo piacere, questo stato di pace necessariamente temporaneo, ed essendo di passaggio, senza possibilità di fermarmi neppure a scattare una foto, ho capito una cosa importante: il cambiamento, la nostalgia, ciò che fa la differenza profonda tra l'oggi e il recente passato è il fattore tempo.
Non l'ambiente, non la modifica del panorama umano, non il modo di vivere o i mezzi nuovi oggi a disposizione, ma il modo di considerare il tempo. Oggi non ci prendiamo piu' tutto il tempo necessario a gustarci qualcosa, qualunque cosa. Ieri il tempo era qualcosa da riempire o peggio, da passare; non avevamo bisogno di prendercelo: ci era dato in abbondanza. Oggi ci manca, l'imperativo è la velocità: non perdere tempo, fare di piu', avere di piu', leggere di piu', mangiare di piu', viaggiare di piu'...
La maggiore estensione, si sa, va a scapito della profondità. Vogliamo tutto e ci godiamo ben poco. Siamo continuamente rivolti al futuro e non ci godiamo il presente. Siamo sempre in ritardo rispetto al nostro godimento: ce ne accorgiamo quando è già passato da un pezzo, non ci resta che alimentare il desiderio. Ci manca il tempo, soprattutto il tempo di asssaporare le cose belle.
Questo tempo non ci è piu' dato gratuitamente, non è piu' un dono, ma ce lo dobbiamo prendere, lo dobbiamo conquistare come qualsiasi altro bene da possedere. Sotto sotto, ma neanche tanto, c'è la tecnica, che lavora per farci guadagnare tempo appunto.
Il tempo è dato alle macchine ormai, piu' che alla forza lavoro: l'uomo si riduce ad amministrare i tempi, diventa signore del tempo, ma non ha piu' tempo, ne rimane tagliato fuori.
Sono così un laudator temporis acti? Non lo so, ma sento che vorrei fare un passo indietro, voglio il mio tempo.

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