existentia

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martedì, agosto 15, 2006

Mondo blog

Cos'è l'io, cos'è l'anima?
Dapprima, ci dicono i filosofi, l'anima era considerata la sostanza spirituale alla base dell'individuo: il corpo non faceva che esprimere la soggettività particolare dell'anima. Con la modernità l'accento si è spostato sull'intersoggettività: l'anima raggiungeva la sua espressione nella relazione con gli altri e nel rispetto di regole condivise. La discriminante tra i due momenti è stata il cogito cartesiano: il pensiero deve essere comunicato, è intersoggettivo. Tutto questo avviene mantenendo sempre un'idea della natura che sovrasta comunque l'uomo con i suoi invalicabili limiti. Ma già Nietzsche anticipa nuovi cambiamenti: non è più l'Io che è la causa del pensiero, come crede il popolo - dice - , ma è piuttosto il pensiero a porre l'Io. Nel frattempo cresce lo scientismo, cresce la specializzazione, crescono i linguaggi specialistici. A indagare e parlare dell'anima c'è la psicologia del profondo: parlando dell'anima vien fuori l'anima (non esiste prima).
Si definisce una nuova svolta radicale nel pieno dell'età della tecnica:
quando il muro invalicabile della natura incomincia a mostrare le prime crepe,
quando è la tecnica il termine di mediazione tra l'uomo e la natura, quando l'uomo raggiunge la capacità di autodistruzione, allora l'uomo è ormai definito come funzione, è l'uomo-macchina. Una macchina è fatta per funzionare e quando non funziona si sostituisce. Non ci sono più fini ultimi, ma solo scopi che saranno mezzi per nuovi fini. Cosa ne è allora dell'anima?
Non è più sostanza,Io individuale, non è più anima razionale, Io intersoggettivo, ma è anima funzionale, Io rappresentativo: sono quello che so del mondo, sono una visione del mondo e in quanto tale rivolto verso l'esterno: ec-statico.
Più so e più funziono : non sono più un principio, ma, per usare una metafora, un programma oggetto (Il programmino che viene richiamato dal programma principale ogni qualvolta deve fare un determinato calcolo). Che ne è allora della mia identità?
In questo modo è definita dall'esterno, pre-definita, da me stesso con le mie scelte e dalle condizioni ambientali, perchè il mondo della tecnica ha già segmentato e definito ruoli e funzioni in sovrabbondanza, a me rimane solo da scegliere.
Così non è detto che possa divenire ciò che sono: mi scelgo un senso ed ho senso se rimango nell'ambito del preordinato, altrimenti cado nell'ambito della follia.
Permane il dato di fatto che la mia identità è definita solo se è riconosciuta e quindi non sarà più, oggi, l'hegeliana lotta servo-signore a definirla, ma la scelta della funzione da svolgere da parte mia e il suo riconoscimento da parte del sistema.
L'Io, strappato dal suo fondamento col trauma della nascita, si trova costretto a doversi individuare sentendosi sovrastato e oltrepassato dall'Es inconscio sul piano sessuale e dall'apparato tecnico sul piano sociale. Si ritrova praticamente impotente, perchè agito dall'Es nel primo caso e nell'altro costretto o ad essere funzionale al sistema o ad avvertirsi obsoleto o inadeguato.(1)In ogni caso è attanagliato dall'angoscia, alla ricerca di se stesso e di una stabilità perduta. Finisce per oscillare appoggiandosi a volta a volta al principio di realtà, ai sogni, all'arte, alla filosofia o saltando decisamente l'angoscia esistenziale con una fede vuoi religiosa, vuoi rivoluzionaria, vuoi magica, vuoi filantropica. Chi ha talento e cultura trova una sua strada relazionale che lenisce le angosce con il raggiungimento di un certo successo; in buona sostanza s'illude, ma sbarca il lunario esistenziale.Chi ha una fede salda è sicuramente il più tranquillo: tutto è demandato ad un futuro di pace e felicità.
Tutti gli altri, tolta la massa di imperterriti uomini pratici e positivi, tutti gli altri finiscono qui: sul blog.
Cosa ci fanno? Ma ora è evidente.
Cercano se stessi, cercano di esprimersi, si aprono, cedono gli ormeggi, abbassano le maschere, se ne mettono di nuove, sognano, dipingono angioletti, sono tutti buoni, sono tanto cattivi, tanto depressi, tanto felici, tanto innamorati: la vita è uno schifo, la vita è bellissima. Il blog è il gran calderone, c'è di tutto e di più, ci sono soprattutto le anime, in particolar modo quelle tormentate, e il piacere maggiore è quello di sentirsi così simili. Certo tornano tutte le maschere della vita reale, ma sono molto più trasparenti, son veli d'organza.Questo è il bello: la possibilità, finalmente, di essere se stessi, di poter dire quel che si vuole. Certo c'è chi imperterrito continua a portare la stessa maschera della vita reale, chi fa il nonno o la brava mammina, ci sono anche le anime innocenti, come quelle da uomo nero, ma li ritengo una minoranza. Chi conta sono tutti gli altri, quelli che in modi diretti o anche molto indiretti, mettono in comune i propri sentimenti, quello che veramente sentono e sinceramente tentano di esprimere nei modi più vari( foto, rabbia, parolacce, poesie, delusioni, speranze...). Il motivo di fondo mi sembra quello di cercare di capire se stessi: si aprono delle porte e dietro la porta ci sono specchi - gli altri - che riflettono la nostra immagine. Il blog è un caleidoscopio, si creano composizioni sempre varie e sempre identiche, è un luogo di individui in solitudine, un luogo un pò folle, dove la follia viene composta in figure e la razionalità acquista nuovi spazi. Non ne ricaveremo mai niente, scompariremo così come siamo comparsi- per caso e all'improvviso-, ma ci aiuta a vivere.
E' qui il nostro vero io? Nelle nostre ansie, speranze, emozioni qui espresse? O è nel mondo reale, quello di domattina col caffè, i familiari, il giornale, i colleghi? Che maschera abbiamo ora e quale indosseremo una volta che ci alziamo dal terminale?
Chi è folle? chi svolge il suo ruolo e domani sarà l'idraulico, l'avvocato, l'ingegnere, il commesso o chi è qui davanti ed è soltanto se stesso o in cerca di se stesso?
Una cosa mi sembra sicura: qui siamo soli, possiamo solo esprimerci; là, nel mondo, siamo con gli altri, ci relazioniamo interagiamo e solo nell'interazione veniamo fuori noi: noi siamo negli occhi degli altri.

(1) Fin qui è una libera riduzione, estremamente stringata, da
U.Galimberti, La casa di Psiche, Feltrinelli,(Cap 7).

lunedì, agosto 14, 2006

Innocenza

Non può più esistere l'innocenza, perchè non possiamo più andare al di là del bene e del male.
Da quando l'uomo si è posto nell'ambito della ragione, da quando l'uomo s'è fatto agricoltore, da quando l'uomo è diventato cittadino, l'innocenza non ha più abitato l'uomo lasciandogli in eredità un vuoto.
Il suo occhio ha già visto, il suo orecchio ha già udito, la sua parola è già stata detta.

sabato, agosto 12, 2006

L'ora del lupo.

Quel volto
scavato
da una felicità sofferta
Quell'incubo
amato e temuto
profondità
buia dell'anima
irresistibilmente avvinta
in una voluttà violenta
inebriante
sconosciuta
e respinta
respinta
respinta
da una piccola luce
da un precipitare insieme
all'ora del lupo.

lunedì, agosto 07, 2006

Linguaggio.

Cerco l'uomo, diceva Diogene. Lo dico anch'io, cercando me stesso.
Immaginiamo di mettere il mio corpo su un tavolo operatorio, immaginiamo qualcuno che abbia voglia di aprirlo e farlo a pezzi per vedere dove sono io, cosa c'è dentro. Bene non credo che trovi niente di me, troverà solo organi e viscere qualunque pronti ad imputridire. Dove sono io? Allora proviamo a metterci sopra la mia anima: ecco su questo blog potrebbe esserci la mia anima o per lo meno una sua parte. Sono io? Faccio fatica anch'io a riconoscermi , nel caso. Perchè in effetti sono un pò qua e un pò là, un pò in quello che dico a tizio, un pò in quello che dico a Caio, un pò in quello che dico su questo blog. Molto sono anche in quello che faccio (si è quel che si fà: il maestro P, il pittore F, il parroco di, un ladro,..), ma poi dove sono, chi sono? Forse sono negli occhi di chi mi guarda e mi rimanda la mia immagine. Il mito di Narciso...
Dobbiamo distinguere: la sostanza e la forma, la vita e l'anima, l'epistemica e l'ermeneutica, il punto di vista, la faccia nascosta della luna.
Accanto a me, che bevo un caffè al banco di un bar, vedo le spalle d'una bella ragazza: mi chiedo, chi è? cosa fa? cosa può avere in comune con me? simpatica o antipatica? qualunque o speciale?
Scambio msg via internet: Zoe, Ele (p.es.), chi sono? frecce scagliate dall'arco della vita casualmente incrociatesi con la mia, simpatiche, corrispondenza di sensi, ma chi sono? dove vanno?
E gli amici? e le vecchie amanti? (come son cambiate!), Dove sono più, chi sono più?
Anche i figli non sai chi sono: sono solo a tuo carico e staranno con te un pò di più degli altri compagni di viaggio (...Il viaggiatore cerimonioso...)
Allora provo a confessarmi, a descrivermi, ad aprire i miei pensieri in anonimato per poter essere più sincero: sono io? Sì, ma sempre e solo in parte!
Possiamo solo presentarci e rappresentarci, siamo fenomeni, apparenze e il problema è solo spostato: siamo il nostro (si fa per dire nostro, lo abbiamo succhiato da qualche parte) linguaggio; qualcuno è più bravo degli altri a dire, a dirsi, ma si presenta sempre asintoticamente : non lo si può mai toccare.
Il linguaggio, l'informazione, l'immagine è ciò che circola e ci unisce e ci lega tutti: è quel sangue che tiene in vita la nostra specie e l'illude

martedì, agosto 01, 2006

L'Amore.





In queste pagine di J.Krishnamurti (Che cosa vi farà cambiare, Ubaldini Editore) ho trovato la descrizione più aderente a ciò che penso sia l'amore.
Se avete voglia leggetele con calma e molta attenzione: sono molto meno semplici di quanto possa sembrare. (N.B. : Per leggere le pagine cliccare sulle foto)