existentia

******************************************************************** ********"Viviamo tutti nel fango, ma qualcuno di noi guarda le stelle" ( O.Wilde ) ********************************************************************

giovedì, ottobre 19, 2006

Siamo per la fine

Durer

Bosch

Tramonto


L'estate è la prima cosa che finisce.
Ma tante altre stanno finendo per me.
Per non parlare di quelle già finite,
l'amore per esempio.
Sta finendo la salute, stan finendo i soldi.
Sta finendo la vita.
Mi chiedo cosa posso fare per questo poco tempo che mi resta:
non lo vorrei sprecare, voglio utilizzarlo al meglio.
Cosa dovrei fare, finchè ho un pò di salute?
Dovrei correre? dovrei accumulare? dovrei far tesoro?
dovrei approfittare?
Godermi la giornata di sole? il bel mare?
Ricercare le cose buone da mangiare?
Leggere, leggere, leggere, per saperne sempre di più?
Non perdere un bel film? un invito? un viaggio?
Che la vita debba finire è una banalità che tutti sappiamo,
ma quando hai avuto un infarto ed hai superato una certa età,
e sai che non puoi più correre, non sei più così forte, nè così agile,
così pronto, così sveglio...beh allora te ne rendi conto.
Allora trovi certe cose veramente tristi.
Quando ti rendi conto di non poter più godere di certe cose...
Quando ti senti dire bunasera...piuttosto che ciao...
Quando cerchi la complicità e invece trovi solo la compassione...
Ma ancor peggiore è un altro pensiero:
quando ti rendi conto che potresti ancora provare un'ultima corsa,
perchè ancora ce la fai, perchè hai ancora un pò di salute, perchè
ancora te lo puoi permettere, ed invece tutte le strade sono bloccate,
perchè la situazione in cui ti sei cacciato non te lo consente.
E allora maledici il giorno in cui hai fatto certe scelte,
allora maledici la tua stoltezza, quella che non ti ha permesso
di vivere la tua vita quando potevi...
Questo è l'amaro che ho in bocca, questo è il fiele che sto
ingoiando; ed ancor peggiore è quel che m'aspetta,
perchè la mia stoltezza mi ridurrà in miseria:
non solo ho mancato tutto ciò che avrei potuto godere,
ma dovrò metter fine nel modo più miserabile.
Formidabili quelle pagine de 'Il Processo' di Kafka:
Un uomo aspettava alla soglia del Palazzo...voleva giustizia, gli
dissero di aspettare...Quando arrivò l'ora della chiusura...
-perchè non sei entrato?.., gli dissero, ora è chiuso.

giovedì, ottobre 12, 2006

La decisione


Andare a farmi una nuotata oppure no?
Sembra una stupidaggine, ma se andiamo ad analizzare lo è un pò meno.

Pro: mi fa bene; è piacevole; dopo mi sento meglio; se non ne approfitto ora
che si può poi la stagione è finita...
Contro: è un pò una scocciatura; porta via tempo; (Nota 1: queste condizioni contano solo perchè il mare è sotto casa e ci posso andare quando voglio, altrimenti varrebbero altre considerazioni); in effetti ora c'è vento; adesso vorrei approfittarne per leggere; ci sono già andato ieri; in fin dei conti una nuotata in più o una in meno, cosa cambia?; dopo un pò ogni beneficio è dimenticato...
(Nota 2: dal momento che ho avuto un infarto, devo fare un pò di attività motoria ogni giorno, quindi o nuoto o cammino; se cammino posso anche ascoltarmi la radio o le lezioni registrate, se vado al mare quando mi stendo al sole per asciugarmi posso leggere o meditare)

Cosa ho fatto?
Avevo già preparato il pranzo ed i figli erano sistemati. Non ero sistemato io però, perchè essendo già le due avevo una gran fame. Mi sono imposto di andare dando la prevalenza ai pro e uno schiaffo alla mia inerzia. Sceso in spiaggia a forza ( c'era vento ed era pieno di surfisti - kite surfers -), tocco l'acqua e mi sembra freschina, temporeggio un attimo, e poi mi tuffo!
Finalmente, alea iacta est.
Conclusione : soddisfattissimo, l'acqua era piacevolissima, se non l'avessi fatto non avrei saputo cosa perdevo, anche perchè il pomeriggio, come da previsione, ha portato fresco e nuvole. Unico guaio non ho potuto fare la mia bella nuotata, perchè
i surfisti che sfrecciavano da tutte le parti mi avrebbero "arrotato".
Morale : meglio osare, che lasciar perdere.
Ma poi, cosa cambia?

E poi?

" Sia il tuo corpo bello e in buona salute. E poi? Sia il tuo nome immacolato e il tuo corpo una montagna. E poi? Sia tua moglie virtuosa, possa tu godere di figli, nipoti, amici e gioia domestica. E poi? Abbi tu la scrittura sempre sulla punta della lingua, possa tu raggiungere la profondità mirabile della dottrina, sia la tua mente dotata per comporre in versi e in prosa. E poi? Ottenga tu onore in patria e fama all'estero. E poi? Sii buono e avverso ad ogni malvagità. E poi? Divenga tu l'imperatore del mondo servito dai monarchi più potenti della terra. E poi? Risuoni ogni terra della tua lode. E poi? Rinuncia ai piaceri, rinuncia agli stessi poteri paranormali che si ottengono con la pratica dello yoga, disprezza i frutti del rito sacrificale. E poi? Eleggi la tua dimora nella foresta senza più agire, non turbato da errori. E poi? Che ti sia pure concesso di vivere un milione di anni. E poi?"

Da un inno di Shankaracarya.

mercoledì, ottobre 11, 2006

Relazioni

Quante cose vorrei infilare qui dentro! Ma non posso scrivere romanzi per altro noiosissimi.
Il blog mi intriga e lo temo insieme. Amo andare in giro per blog, ma poi mi accorgo che ci perdo su troppo tempo, chiudo e via.
Un altro pericolo è che possa diventare un punto di riferimento, un luogo, ovviamente virtuale, dove puoi ritrovare te stesso rispecchiandoti in ciò che scrivi o rispecchiandoti in ciò che scrivono gli altri e che non possa quasi più farne a meno.
C'è sicuramente anche l'interazione, ma è sempre qualcosa di virtuale, qualcosa che può sempre svanire improvvisamente come un sogno.
E' una ulteriore dimostrazione, se anche ce ne fosse bisogno, di quanto sia importante la relazione, di quanto sentirsi vivi significhi soprattutto essere in relazione con gli altri, perchè è da qui che traiamo il nostro piacere. Ma questa rimane sempre una relazione virtuale. Forse la relazione più vera è quella con sè stessi, perchè anche quella è una relazione che qui si realizza, ma non è certo la più gratificante.
In un blog ci si apre forse più che nella realtà: ogni blog è una porta aperta attraverso la quale vediamo l'essenza dell'altro, almeno per quanto l'altro si pensa e si mostra senza filtri, e attraverso quella porta vediamo rispecchiati noi stessi. Ma è un gioco virtuale, perchè
in effetti non ci basta l'idea: abbiamo bisogno di carne e di sangue, abbiamo bisogno di corpi davanti a noi, noi siamo il nostro corpo come siamo i nostri pensieri, la nostra mente: non è la stessa cosa osservare una cartolina del Vesuvio o salirci a piedi.
E' evidente il paradosso sottostante, perchè i corpi sono isole...
Soluzione? Non credo ci siano soluzioni, mi piace però pensare all'immagine di una rete
della quale noi siamo i nodi...e così siamo tornati al punto di partenza! Siamo in rete!