existentia

******************************************************************** ********"Viviamo tutti nel fango, ma qualcuno di noi guarda le stelle" ( O.Wilde ) ********************************************************************

domenica, dicembre 28, 2008

Gli occhi tristi della bulimia


"L'Italia ha gli occhi tristi.Mi preoccupa: vedo una concentrazione di tristezza senza precedenti."

... "Per tutti, il problema è trovare un senso all'esistenza. E' chiaro che a questo Paese abbondante ed eccessivo, ormai nulla basta più"....
Dopo due giorni d'attesa il priore francese si scusa di non poter interrompere le giornate di silenzio.

Non c'è un senso dell'esistenza, come non c'è un fine della natura.
L'uomo è mosso dal desiderio, che non ha limiti.

"Le persone si scoprono sole, abbandonate, impaurite, senza radici....Cambiano i mondi vitali:...affiora l'individualismo della superstizione....(non c'è) un progetto di fede collettiva...l'ateismo devoto...invita a superare le crisi aumentando i consumi."

"tra chiese vuote e messe deserte, un flusso inarrestabile intasa conventi e monasteri"

"Il dramma è l'autoreferenzialità collettiva, lo sfarinamento nazionale innescato dal mercatismo senza regole."

"non si ha idea di quanta gente cerchi l'opposto di ciò che il format definito vita ci impone"
(citazioni da un art. di Repubblica del 22.12.08)

L'individualismo impera, ma la massa si ritrova a fare le stesse cose, a sbandare come una nuvola di uccelli in volo, mentre non c'è più un indirizzo comune (religione) o un senso obbligato (politica).

L'eccesso è una costante, anche nell'intenzione di volerlo limitare: eccessi di ascetismo, eccessi di silenzio...Ben l'aveva capito Siddharta.

"mi riunii ai penitenti, vissi nella foresta, soffersi il caldo e il gelo, appresi a sopportare la fame, appresi a far morire il mio corpo......Troppa scienza l'aveva impacciaro, troppi sacri versetti, troppe regole per i sacrifici, troppa mortificazione, troppo affanno di azione!.....In questo sacerdozio, in questo orgoglio, in questa spiritualità, s'era annidato il suo Io, là sedeva indisturbato e prosperava, mentr'egli credeva di ucciderlo con digiuni e penitenza....."
(H.Hesse,Siddharta)

Sembra una costante insopprimibile dell'uomo: si vuole sempre di più.
Mangiare di più, bere di più, avere di più. Una casa sempre più grande e sempre più comoda, un'auto più bella e più potente, vestiti più belli e da cambiare più spesso, viaggiare sempre di più e sempre più lontano, guadagnare sempre di più e soprattutto più dei conoscenti; sempre più gadgets, Tv sempre più grande; ma anche la cultura ha i suoi di più: più libri, più film, più conferenze, più amici...
Consumiamo sempre di più, buttiamo sempre di più.
Eppoi dobbiamo produrre sempre di più: il PIL è il nostro giudice.
Lavoro, produttività, premi di produzione, minori costi, minori spese, più guadagni, più consumi: così è fatta la nostra economia.

Ma il problema vero è un altro, il problema è il limite: katà metròn, la giusta misura.
E' forse l'ibris il nostro nuovo grande peccato, l'andare oltre la misura, oltre i poteri , oramai, non più dell'uomo, ma della Natura.

Non vedo rimedio se non in una presa di coscienza collettiva, che non so se potrà mai arrivare, perchè è ovvio che se non è collettiva è perfettamente inutile.
Solo il pensiero buddista mi sembra bene indirizzato su questo piano.
In seconda battuta vengono vari saggi, pochi e isolati, come p.e. Serge Latouche, Albert Jacquard, Aldo Capitini... Non ho buone speranze, perchè l'egoismo umano funzionerà solo quando ognuno sentirà gli effetti di questo comportamento su di sè. Speriamo non sia troppo tardi per l'umanità; sicuramente sarà troppo tardi per la qualità della vita di ciascuno di noi: questo è il peggior risultato dell'attuale mancanza di comprensione.

sabato, dicembre 27, 2008

Linguaggio


Il linguaggio è fondamentale per esprimere i concetti, tanto che, se non c'è la parola giusta non si riesce a dire la cosa: non si fa neppure presa sull'immaginario.
E' proprio per questo fatto che , a periodi, sono in auge certe parole chiave; è sufficiente pronunciare la tal parola, perchè sia evocato tutto un insieme di connotazioni che immediatamente fanno presa, come in altre epoche assolutamente non succederebbe.
Così pure capita per certi aggettivi rafforzativi (es. "forte", "super", "figo"...), spontaneamente soggetti a mode - o all'uso - come tutte le parole del resto, essendo il frutto dell'uso appunto e della comunicazione in auge.
La forza di un concetto quindi dipende in buona parte dall'esistenza di una giusta parola per esprimerlo.
Un esempio per tutti. La parola "metta" nel canone Pali significa benevolenza e non ha necessità di ulteriori spiegazioni, ha infatti una grande forza e fascino e importanza in quella lingua ed in quel pensiero, come ben sa chi almeno un poco se ne è interessato. "Benevolenza" non ha la stessa forza nel nostro occidente, dove ha più forza una parola come "carità", o come l'aveva "agapé", per non parlare del termine "fraternité", che non si sa più cosa voglia dire.
Proprio la grande richiesta di spiritualità, nel convulso mondo di oggi, mette in luce la mancanza di una giusta parola per indicarne la via: ce n'è tante, ma non quella giusta, non compromessa, che possieda la forza di trainare il concetto.
Stesso discorso si può fare per i brevi messaggi, per gli slogan: "Yes we can" è diventato tale con la campagna di Obama, tanto da esser copiato nella nostra; ma non si poteva portare dietro tutta la nuvola di connotazioni!...
Per far passare certi concetti occorre la parola giusta.
Nella bandiera del mio partito oggi scriverei: "Libertà, onestà, giustizia".
Forse così potrebbe passare.

lunedì, dicembre 15, 2008

Nauru


Arrivano le feste, ritorna il momento delle spese superflue, dei regali, dei consumi: per qualcuno come me è una gran scocciatura, oltre che un costo inutile e insopportabile; per i bambini, o per chi tale è rimasto, è una festa; per le aziende l'occasione per tirarsi su; per i commercianti la speranza di salvarsi.
Ma stavolta c'è la crisi, la festa non è più tale, al massimo si spende per non pensarci, almeno per qualche giorno.
Strana cosa questa crisi, perchè se da un lato è un grosso problema, che rischia di mandare sul lastrico tante famiglie, dall'altro è un meccanismo che impone una regolata alla deriva consumistica del nostro mondo occidentale.
Tutti però sperano che si riprenda a consumare come prima, altrimenti l'economia va a rotoli. Si tratta di un circolo vizioso che è impossibile dominare: più si produce, più si consuma, più si fanno figli, più si inquina....
Non c'è un punto di equilibrio che possa essere reso evidente e mantenuto stabile: o si va avanti o si torna indietro, e siccome nessuno vuol tornare indietro, allora si va solo avanti: fesso chi non approfitta: fesso chi non arraffa quel che può.
Qual'è il meccanismo che determina questo comportamento autodistruttivo,
questa bulimia, questa deriva consumistica per cui le risorse del pianeta non bastano più e solo le conseguenze negative - inquinamento, infertilità, guerre, epidemie - potranno riportare nei limiti, sempre che l'uomo non scompaia del tutto?

Abbiamo già sotto gli occhi un esempio eclatante della perversità di simili comportamenti, chè i vari episodi negativi stranoti non sono bastati ad esorcizzare, a vaccinare, in quanto tutto viene metabolizzato e si conclude che c'è sempre una via d'uscita: la Natura trova la strada per rimettere tutto a posto, la Provvidenza sostiene cmq l'uomo e lo fa progredire.
Questo esempio è l'isola di Nauru. Andate a vedere i documentari. Riflettete.
Non voglio passare per monaco millenarista, apocalittico, ma non posso esimermi
dal pensare alle conseguenze dei miei stessi comportamenti.