existentia

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sabato, gennaio 27, 2007

Prendere atto



E' difficile prendere atto, ma è imperativo.
Gli eventi, i grandi eventi come le guerre, le rivoluzioni, la morte, la malattia, le leggi, il mutamento delle tecniche, ma anche i piccoli eventi come cambiare residenza, struttura aziendale, abitudini, stile o pettinatura, si impongono a noi, che lo vogliamo oppure no. Una banalità lapalissiana: siamo immersi nel cambiamento; talvolta lo attuiamo noi, per lo più lo subiamo, ma prenderne atto, farlo nostro è raro. La tendenza di fondo, il desiderio nascosto è quello di mantenere e conservare, pur desiderando ampliare e migliorare condizioni, proprietà, saperi, privilegi. Ma là, nel mondo, è il Destino che comanda, che decide: non per nulla i greci ne avevano fatto una divinità. L'uomo comune, come il potente politico, si arrabatta per cercare di prevedere e di pilotare il corso degli eventi, ma poi le vicende del mondo si svolgono in un modo che è la somma degli interventi umani e del caso, e ciascuno può infine stilare un suo bilancio che potrà indifferentemente essere positivo o negativo, senza che personalmente alcuno possa affermare di esserne l'artefice.

Certamente si è responsabili delle proprie azioni e dei loro prevedibili effetti, sicuramente l'intelligenza dell'azione può portarci facilmente risultati positivi; altrettanto buono può essere il giudizio se il nostro egire è considerato eticamente corretto, perchè agiamo sempre in base a valori e diamo sempre un senso al nostro agire, ma il risultato, il nostro bilancio finale non siamo mai in grado di assicurarlo.
Solo per qualche breve tratto ci succede di "cavalcare l'onda", mai per tutto il percorso.
Ecco che allora acquista rilevanza, oltre all'agire bene secondo la massima kantiana, anche la nostra visione del mondo, il nostro modo di rapportarci al mondo e di averne contezza.
Questa , secondo me, è la parte più difficile: conciliare la nostra visione con la realtà. Per questo è difficile prendere atto degli eventi: sicuramente li subiamo e ne teniamo conto, ma farli intimamente nostri, entrarci in sintonia nello scorrere del tempo è sicuramente difficile impresa per noi occidentali. E' sempre difficile, ma molto più semplice che per noi, per un orientale, per chi è cresciuto in un clima culturale con visioni del mondo, filosofiche, religiose, pratiche di altra natura.