Passaggi sentimentali
Come raccontare il tumulto di sentimenti e sensazioni affrontando un normale ritorno al paese? E' un ritorno che avviene spesso: non è raro, ma non è neppure regolare. Ed è questo il primo segno di crisi. Anzi non proprio il primissimo, perchè il primato spetta ad un altro sentimento, il sentimento del distacco unito a quello dell'andare incontro a qualcos'altro. Un breve intervallo che genera angoscia: lasciare l'abituale ritmo per passare ad altro. Qui c'è la coscienza del cambiamento, che altrimenti sarebbe un trascorrere senza rendersi conto: inautenticità Vs autenticità, serenità inconsapevole Vs angoscia, andar fuori di sè Vs riflettersi in sè, nulla contro esistenza, noto contro ignoto. Il viaggio è un passaggio pieno di questi sottili sentimenti, ma poi ci si estroflette nuovamente. Si va incontro al paese, si incontrano vecchi amici, si discute, si chiacchera, si ricordano cose e persone del passato, ci si ride sopra, si pensa al futuro. Ma sono incontri piacevoli quanto fugaci. Così come i luoghi: sempre in perenne mutazione. I cambiamenti ormai sono velocissimi ed è difficile pensare che migliorino le cose. Certo si vive meglio, ma a quali costi! Il desiderio è sempre quello di ritrovare i luoghi perduti, di ritrovare gli stessi passi, le stesse pietre, gli stessi incanti. Si vuol solo trovare un'illusione di eternità, si va in cerca della permanenza in un mondo che cambia. Per questo sono affezionato alla mia campagna: perchè è durata tanto tempo, sempre uguale con i suoi cicli.Eppure è cambiata anch'essa, la vigna non c'è più, non c'è più "su lacu" - un oggetto con centinaia o migliaia d'anni alle spalle: occorre spendere per tenere vive le cose. In effetti sono ben poche quelle rimaste uguali e tutto muta: aspetto, sentimento, sapore, profumo, luce. No, forse la luce è ciò che muta più lentamente. Ed è proprio vedere e notare i cambiamenti che ti dà tristezza. Perchè se le cose cambiano lentamente sotto il tuo sguardo, non t'accorgi dei cambiamenti, ma se i cambiamenti avvengono rapidamente e lo sguardo non è continuo, allora il cambiamento incide l'anima, è segno di morte.
Sono affezionato a questo paese, alla sua gente come alle sue pietre, al suo mare, alla sua campagna, alle sue case; come anche non sopporto certe assurdità, certe caratteistiche, certi vezzi. Non credo che ci avrei mai vissuto, o che ci vivrei mai, ma vivendolo così, a tratti e irregolarmente sento che mi manca. Per sentire tuo un luogo lo devi abitare (habitus, abitudine) e infatti a me sfugge questo paese: lo faccio mio ma a tratti; è mio perchè è dentro di me, nei miei ricordi, così come l'ho vissuto, ma quando confronto il mio paese interno con quello che ora è all'esterno, faccio difficoltà a riconoscerlo. Difficilmente lo sento mio, perchè si è imbarbarito, perchè è diventato più dei turisti che che dei suoi abitanti, è diventato estraneo.
Come può un luogo rimanere tuo?
Non ho più un posto dove rifugiarmi, dove scappare: tutto è omologato, tutto è diventato estraneo.
"Tanta vis admonitionis inest in locis, ut non sine causa ex iis memoriae ducta sit disciplina" diceva giustamente Cicerone. (Tanta forza evocativa insiste sui luoghi, che non senza motivo da essa deriva l'arte della memoria).
Quanto mi piace starmene nella mia casetta, da solo, tra le mie cose: i miei libri, i miei ricordi, i miei vizi. Tutto è al suo posto, so sempre dove trovare le cose. Certo vorrei condividere queste cose, vorrei amici, amiche...come un tempo; utilizzare ciò che fa rito, compagnia, relazione, rapporto: il caminetto, le cene, e perchè no?,la TV.
Un ambiente: ambient fisico, ambiente umano. L'uomo è in rapporto con il mondo, ma con il suo mondo, quello che si costruisce. Da piccolo avevo il mio mondo, il mio ambiente, ma per la verità più che costruirlo me lo sono ritrovato. Poi sono andato per il mondo, per trovare una mia strada. Avevo i miei obiettivi chiari e semplici: amici, lavoro, casa, famiglia - nell'ordine. Nell'ordine li ho raggiunti, ma non sono riuscito a ricrearmi un ambiente ed ora ne giudico l'importanza: in ordine inverso. Obiettivi un pò raso terra, sarei dovuto andare più in là, pormeli un pò più alti..., ma tant'è. E poi sarà proprio così?, mi viene il dubbio. (Se non fosse chiaro, sto parlando di valori e priorità...).
La fotografia rende immortale l'istante, è per questo che mi piace: con la fotografia mi approprio delle cose. Ma anche la fotografia cambia, perchè è solo un mezzo per risvegliare il ricordo. Ma è un ricordo piatto e che si appiattisce sempre più fino a scomparire. Inizialmente rievoca tutti i nessi, fa ritornare alla memoria l'ambiente, gli odori, i sapori, i sentimenti, le emozioni. Ma col tempo tutto sfuma, la fotografia è sempre più sè stessa e non altro. Fino a perdere del tutto significatività. Cosa possono significare per i miei figli le foto storiche di famiglia che ho archiviato? La maggior parte delle persone non le conoscono - neppure i miei genitori -, non hanno visto i luoghi, non hanno avuto sentore dei tempi. Rimangono solo immagini, di un altro mondo, di altri tempi, che valgono solo per differenze d'ambiente e di costumi: l'affettività è scomparsa.

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