existentia

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lunedì, dicembre 18, 2006

Ora

Adesso, in questo istante , ora, sto decidendo, devo decidere, devo scegliere cosa fare. Ora devo sapere cosa è importante fare, in questo momento devo fare ciò che è da fare, perchè il tempo non ci sarà più , perchè tratto il dado non si torna indietro, perchè il futuro sarà conseguenza di ciò che ora decido di fare, perchè la vita sarà quel che ora decido di fare , perchè sono ciò che faccio, perchè voglio una vita degna di essere tale, perchè devo esistere e esistendo avere un senso dato dal mio fare. Il nodo è il tempo. Il mio tempo è quello detto "libero", da contrapporre a quello non libero ossia quello nel quale il fare è obbligato, come dormire, cucinare, curare la famiglia e le cose, le incombenze amministrative e sociali. Il tempo libero può essere distinto in due tipi di tempo: quello culturalmente produttivo, che sia o meno di svago, e quello improduttivo, quello che si perde volutamente o meno, che chiamo tempo polistirolo, a mò del polistirolo usato per colmare gli interstizi dei pacchi. Il tempo libero è propriamente quello di cui si può realmente disporre, allora il problema è di saperlo utilizzare al meglio per i nostri fini ottenendo il massimo rendimento , ossia riducendo al minimo il tempo polistirolo, quel tempo che, a posteriori, cosidereremo tempo perso, tempo sprecato.Ecco l'importanza di scegliere, ora, ciò che devo fare.
Ma se devo decidere, devo farlo razionalmente, ossia in basa ad un progetto, ad un disegno che ho pre-figurato e quindi in base ad un fine ad un qualche obiettivo specifico o generale. E questo è il punto: qual'è il fine da perseguire? Qual'è la vita buona (direbbe Aristotele)? Cosa merita esser fatto? E perchè?
Non so dare una risposta, non credo neppure che esista una risposta in assoluto, che valga per tutti.
Personalmente mi son dato allo studio delle scienze umane: antropologia, filosofia, sociologia, più che altro per cercare di colmare almeno un pò i miei "buchi", senza trascurare un qualche aggiornamento - ovviamente a livello superficiale ormai - sulle hard sciences, nel quale campo mi intrigano soprattutto le nuove teorie come fuzzy logic, teoria del caos, frattali o misteri quantistici come l'entanglement.
Non ho certo più voglia di studiare queste cose, ma ne sono sempre incuriosito.
Così come ero incuriosito da come potessero funzionare i trenini elettrici, tanto da decidere, tanti anni fà, di laurearmi in ingegneria elettrotecnica.
Cosicchè, uscendo dal Politecnico con la laurea in tasca, ritenevo di avere per lo meno una panoramica di tutto o quasi lo scibile scientifico e per di più ritenevo che ormai la scienza avesse spiegato quasi tutto: mancava solo la conoscenza di qualche particella elementare, l'unificazione delle forze e poco più, il resto era questione di miglioramenti tecnologici.
Niente di più errato. Essendomi immerso nel lavoro, non mi sono accorto di quanti progressi ha fatto nel frattempo la scienza e di quanti nuovi campi sono stati aperti. Così ora non mi resta che almeno cercar di sapere quali sono gli indirizzi di ricerca e i risultati raggiunti e solo per far questo ci vorrebbe abbastanza tempo, studio e dedizione.
In un altro periodo della mia vita l'interesse principale sarebbe stato ben altro:
amicizie, conquiste femminili, viaggi..., avrei cmq trascurato, sicuramente sbagliando, gli interessi venali e affaristici.
Sorvoliamo su questo punto penoso sul quale non voglio recriminare, anche se mi piacerebbe dare sfogo alla fantasia ed immaginare come sarebbe potuta essere la mia vita se...Mi sono sempre fermato alle prime battute: troppa rabbia, troppo rimpianto, troppa pena per la mia scarsa intelligenza ed immaginazione.

Così, ora, mi dedico a cercare di colmare le mie grandi lacune nel campo della conoscenza del pensiero umano ed è per me un compito immane. Non riuscirò mai ad avere una visione globale e sufficiente della storia del pensiero, in modo tale da riuscire ad orientarmi e muovermi in essa con una certa disinvoltura, perchè avrò sempre l'impressione che mi manchi qualcosa, naturalmente di fondamentale.
In fondo poi, perchè faccio questo lavoro? Non perchè mi piace, ma perchè sono alla ricerca di un mio pensiero, coerente e strutturato, con cui inquadrare e comprendere il mondo; sono alla ricerca di una filosofia di riferimento, di una bussola, di sapere dove andare, di sapere cosa è fondamentale: per poter decidere cosa devo fare, ora, in questo momento.
Un pensatore di riferimento in effetti l'ho trovato, e qui si apre un altro capitolo, perchè il pensatore in questione - J.Krishnamurti - rimanda al pensiero orientale. Non siamo più nel campo della filosofia speculativa, ma nel campo della filosofia pratica, di vita, di mistica laica: un campo che mi intriga perchè porta a ragionare direttamente sul come condursi e comportarsi o più sottilmente nel campo dell'essere più che quello del pensare. Perchè prima di sapere cosa devo fare e perchè è necessario sapere chi sono.
Oltre le definizioni e le grandi visioni filosofiche, oltre l'antropologia storica e sociale c'è un approccio, una visione del mondo che mi affascina, ma che non riesco a fare mia, perchè occorre un altro ambiente ed un'altra cultura alle spalle ed è quella zen. Così seguo questi due filoni di studio e ricerca che per semplicità chiamo della filosofia speculativa l'uno e della filosofia pratica l'altro, ben sapendo che poi sono campi che si intrecciano tra loro non meno che con quelli dei confini delle scienze fisiche.
Ecco infine che non avendo scelto che fare, qualcosa ho fatto: ho scritto queste righe, ho segnato il mio percorso su questa sabbia; e per chi casualmente si fosse imbattuto in questi segni, seguendoli fin qui, lascio due indicazioni di lettura sul web:
http://www.wim.it/index.htm?path=/letteratura/lev_tolstoj/confessione.txt&page=1

http://www.associazioneasia.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&sid=63&doc=317